Pubblichiamo la mappa delle trivelle presenti nei nostri mari entro le 12 miglia.
Ieri 13 aprile 2016 un interessante incontro si è svolto alle ore 21.00 c/o Oratorio S.Luigi di Dugnano a cui hanno partecipato un membro del Comitato padernese a favore del SI Loris Brioschi e un cons.regionale del PD Laura Barzaghi .
Riprendiamo cio' che Legaambiente spiega in questo articolo e che ha anche avuto modo di ribattere ieri sera durante il confronto con i sostenitori del NO.
"Il referendum è l’unico rimasto in piedi dei 6 promossi da 10 Regioni
Italiane (poi si è “sfilato” l’Abruzzo) perché il governo, con un
emendamento alla legge di Stabilità 2016 (che modifica il decreto
legislativo 152/2006) ha vietato tutte le nuove attività entro le 12
miglia marine, ma ha mantenuto i titoli già rilasciati prevedendo che
essi possano rimanere vigenti “fino a vita utile del giacimento”.
Restano quindi in piedi le richieste di prospezione e trivellazione
oltre le 12 miglia – come quella enorme a nord-ovest della Sardegna – e
potrebbero tornare a galla altre richieste avanzate negli anni passati.
Probabilmente è per questo che il governo ha voluto testardamente
tenere in piedi una “porta aperta” per le trivellazioni e che il fronte
del No al referendum punta all’astensionismo, oscillando tra “il
Referendum non serve a nulla perchè si tratta di risorse scarse” e “il
Referendum sarà una catastrofe economica ed energetica per l’Italia”.
Tornando al quesito referendario del 17 aprile, Legambiente spiega
che «La legge in materia prevedeva che le concessioni di coltivazione
avessero una durata trentennale (prorogabile attraverso apposita
richiesta per periodi di ulteriori 5 o 10 anni) e i permessi di ricerca
una durata di 6 anni (con massimo due proroghe consentite di 3 anni
ciascuna); con questa modifica alla legge di Stabilità i titoli già
rilasciati entro le 12 miglia dalla costa (e soltanto questi) non hanno
più scadenza. Tutti gli altri titoli rilasciati (quelli cioè oltre le 12
miglia marine), possono avere durata di 30 anni nel caso di concessione
di coltivazione e di 6 anni nel caso di permessi di ricerca, in base a un
altro emendamento del governo alla legge di Stabilità 2016 (che
modifica il comma 5 dell’articolo 38 del Decreto Sblocca Italia)».
Il dossier ambientalista sottolinea che «Queste piattaforme, soggette
a referendum, oggi producono il 27% del totale del gas e il 9% del
greggio estratti in Italia (il petrolio viene estratto nell’ambito di 4
concessioni dislocate tra Adriatico centrale – di fronte a Marche e
Abruzzo – e nel Canale di Sicilia). La loro produzione nel 2015 è stata
di 542.881 tonnellate di petrolio e 1,84 miliardi di Smc (Standar metri
cubi) di gas. I consumi di petrolio in Italia nel 2014 sono stati di
circa 57,3 milioni di tep (ovvero milioni di tonnellate).
Quindi l’incidenza della produzione delle piattaforme a mare entro le 12
miglia è stata di meno dell’1% rispetto al fabbisogno nazionale
(0,95%). Per il gas, i consumi nel 2014 sono stati di 50,7 milioni di
tep corrispondenti a 62 miliardi di Smc; l’incidenza della produzione di
gas dalle piattaforme entro le 12 miglia è stata del 3% del fabbisogno
nazionale».
L’attuale normativa fa salvi tutti i titoli abilitativi già
rilasciati e ancora vigenti, quindi rientrano in questa categoria anche i
permessi di ricerca presenti nell’area entro le 12 miglia marine.
«Sono nove, per un’estensione di 2.488 kmq – spiega Legambiente –
Quattro si trovano nell’alto Adriatico (3 sono attualmente sospesi in
attesa di apposito decreto VIA che certifichi la non sussistenza di
rischi apprezzabili di subsidenza; 1 risulta attivo con scadenza nel
2018); altri 2 permessi di ricerca ricadono nell’Adriatico centrale di
fronte alle coste abruzzesi e sono momentaneamente sospesi; un permesso
di ricerca si trova nella porzione meridionale della Sicilia, tra
Pachino e Pozzallo, ed è attualmente sospeso; un altro permesso ricade
di fronte la costa di Sibari e la data di scadenza è nel 2020; l’ultimo
permesso ricade a largo dell’isola di Pantelleria ed è sospeso per
problemi tecnici».
Gli ambientalisti sottolineano che «I dati forniti dall’Ufficio
minerario per gli idrocarburi e le georisorse del Ministero delle
Sviluppo Economico, e da Assomineraria, stimano riserve certe sotto i
fondali italiani che sarebbero sufficienti (nel caso dovessimo contare
solo su di esse) a soddisfare il fabbisogno di petrolio per sole 7
settimane e quello di gas per appena 6 mesi»."
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giovedì 14 aprile 2016
martedì 12 aprile 2016
COMITATO PADERNESE SERATA A FAVORE DEL SI
Segnaliamo quest'interessante iniziativa del Comitato Padernese a favore del SI al referendum del 17 aprile 2016 che si svolgerà questa sera all'Oratorio S.Luigi di Via Toti ore 21.00
Un nostro rappresentante illustrerà le ragioni che inducono ad un nuovo orizzonte di rispetto verso l'ambiente incentivando le energie alternative.
Un nostro rappresentante illustrerà le ragioni che inducono ad un nuovo orizzonte di rispetto verso l'ambiente incentivando le energie alternative.
PROMOTORI COMITATO PADERNO DUGNANO
Associazione
Italiana Esposti Amianto, Associazione Culturale Punto Rosso,
Associazione per l’Iniziativa Radicale Miriam Cazzavillan,
Legambiente Circolo Grugnotorto, Medicina Democratica;
Altra
Europa con Tsipras, L’Altra Paderno Dugnano, Partito della
Rifondazione Comunista, Possibile, Sinistra Ecologia e Libertà,
Sinistra Nord Milano, Sinistra Anticapitalista;
Aderiscono
Circolo
Culturale Restare Umani, Partito Comunista d’Italia
lunedì 11 aprile 2016
ABORTO: SITUAZIONE ITALIANA ALLO SBANDO
Pubblichiamo la dichiarazione di Paolo Ferrero in merito al ricorso CGIL sulla violazione del diritto all'interruzione di gravidanza in alcuni ospedali italiani
Il Prc ha già denunciato la gravissima situazione esistente in diversi ospedali lombardi relativamente alla possibilità di far valere il diritto delle donne all'interruzione di gravidanza. In alcuni grandi ospedali con la presenza del 100% di medici obiettori il diritto viene totalmente negato.
ABORTO - FERRERO (PRC-SINISTRA EUROPEA): «RINGRAZIAMO IL CONSIGLIO D'EUROPA: ITALIA ESCA DAL MEDIOEVO DELLE CORPORAZIONI MEDICHE CHE OBIETTANO NEL PUBBLICO E FANNO SOLDI NEL PRIVATO. AUTODETERMINAZIONE E DIRITTI PER TUTTE LE DONNE E APPLICAZIONE DELLA 194»
Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista - Sinistra Europea, dichiara:
«Ringraziamo il Consiglio d'Europa per la sua decisione di dichiarare ammissibile il ricorso della Cgil sulla violazione dei diritti in materia di accesso all'interruzione di gravidanza. L'Italia deve uscire dal Medioevo delle corporazioni mediche che obiettano nel pubblico e fanno soldi nel privato; numerose inchieste e soprattutto esperienze di donne confermano che la 194 non è purtroppo sempre applicata e che la presenza dei medici obiettori impedisce spesso di fatto alle donne di vedere rispettati i loro diritti. Ha ragione l'Europa: stop alle ingerenze clericali sul corpo delle donne, autodeterminazione e laicità devono essere principi inderogabili per tutte e tutti. Il governo si adoperi per garantire la piena applicazione della 194».
Il Prc ha già denunciato la gravissima situazione esistente in diversi ospedali lombardi relativamente alla possibilità di far valere il diritto delle donne all'interruzione di gravidanza. In alcuni grandi ospedali con la presenza del 100% di medici obiettori il diritto viene totalmente negato.
ABORTO - FERRERO (PRC-SINISTRA EUROPEA): «RINGRAZIAMO IL CONSIGLIO D'EUROPA: ITALIA ESCA DAL MEDIOEVO DELLE CORPORAZIONI MEDICHE CHE OBIETTANO NEL PUBBLICO E FANNO SOLDI NEL PRIVATO. AUTODETERMINAZIONE E DIRITTI PER TUTTE LE DONNE E APPLICAZIONE DELLA 194»
Paolo Ferrero, segretario nazionale di Rifondazione Comunista - Sinistra Europea, dichiara:
«Ringraziamo il Consiglio d'Europa per la sua decisione di dichiarare ammissibile il ricorso della Cgil sulla violazione dei diritti in materia di accesso all'interruzione di gravidanza. L'Italia deve uscire dal Medioevo delle corporazioni mediche che obiettano nel pubblico e fanno soldi nel privato; numerose inchieste e soprattutto esperienze di donne confermano che la 194 non è purtroppo sempre applicata e che la presenza dei medici obiettori impedisce spesso di fatto alle donne di vedere rispettati i loro diritti. Ha ragione l'Europa: stop alle ingerenze clericali sul corpo delle donne, autodeterminazione e laicità devono essere principi inderogabili per tutte e tutti. Il governo si adoperi per garantire la piena applicazione della 194».
domenica 10 aprile 2016
VIK PARTIGIANO DEL NOSTRO TEMPO
Una serata estremamente partecipata quella svoltasi in comune a Bovisio Masciago(MB) dove venerdi' scorso è stato presentato il libro di Egidia Beretta mamma di Vittorio Arrigoni "Il Viaggio di Vittorio". Numerose le persone ma soprattutto degna di nota la presenza delle istituzioni compreso il sindaco Giuliano Solda':
Pubblichiamo volentieri l'intervento d'apertura di Giovanna Baracchi segretaria della nostro circolo ed anche membro del direttivo Anpi sez. Cazzaniga di Paderno Dugnano.
71anni da quel 25 aprile 1945, un anniversario che ogni anno ci richiama al sacrificio di tanti uomini e donne, un'intera generazione di giovani italiani che ebbero il coraggio di portare a compimento il progetto di democrazia e libertà- Antifascismo di ieri e antifascismo di oggi mantengono inalterato l'entusiasmo di quella memoria che continua a battere nel cuore del futuro.
Oggi sono numerose le sedi Anpi che anche in provincia stanno prendendo piede,numerosi gli iscritti,le iniziative che testimoniano l'impegno di mantenere gli stessi valori per cui altri
hanno combattuto a costo della vita. I pochi partigiani rimasti con i loro racconti, il loro vissuto sono
preziose fonti a cui attingere nel proseguimento di un cammino iniziato proprio quel 25 aprile 1945.
Le nuove generazioni devono rimanere la nostra forza cio' in cui bisogna puntare ed è proprio quello che sta accadendo in questa sezione, dove un intero direttivo ha deciso di eleggere la giovane Presidente Arianna, scegliendo poi di celebrare questo mese proponendo la figura di Vittorio Arrigoni che ha saputo percepire l'importanza di valori come la libertà, rimanendo accanto a persone che ogni giorno subivano crimini e nefandezze di ogni tipo, resistendo come chi durante il ventennio aveva deciso coraggiosamente che tutto avrebbe avuto un termine.
Un messaggio forte che non viene scalfito dallo scorrere del tempo, dopo 5 anni il suo Stay Human -Restiamo Umani rimane ed è il punto di riferimento per tante persone che durante il mese di aprile lo ricordano affollando la piccola cittadina di Bulciago, luogo in cui è nato Vittorio. La grande umanità,unita alla grande forza di Vik vive ancora oggi attraverso l'instancabile mamma Egidia che nonostante il più grande dolore che una madre possa provare come il sopravvivere al proprio figlio,
ha continuato a portare avanti raggiungendo con la presentazione di questo libro svariati luoghi in tutta Italia. Sicuramente Vittorio Arrigoni puo' definirsi partigiano del nostro tempo grazie anche all'eredità storica ricevuta dai propri genitori. Egidia Beretta è stata per lungo tempo sindaco di Bulciago rinunciando al proprio stipendio, facendo defluire il proprio compenso in un fondo di solidarietà a sostegno di interventi sociali ed il padre ha sempre partecipato alla vita politica del paese.
A Gaza Vik rimaneva in contatto con il mondo attraverso il blog Guerrilla Radio che per volontà della sorella Alessandra e mamma Egidia è ancora visibile ed accessibile. Leggendolo ci si rende conto di quanto sia cambiato poco o nulla, anzi a volte si ha l'impressione di vivere nell'oggi con gli stessi avvenimenti che vengono minuziosamente descritti.
Il coraggio di Vittorio è al tempo stesso il coraggio dei nostri partigiani,esempi che si intrecciano in un mondo che non lascia piu' spazio ai deboli ma che dobbiamo cercare di non lasciar naufragare per riportare l'essere umano ad occupare il posto di primaria importanza.
Resistenza è ora Restando Umani perchè si deve e si puo'.
Pubblichiamo volentieri l'intervento d'apertura di Giovanna Baracchi segretaria della nostro circolo ed anche membro del direttivo Anpi sez. Cazzaniga di Paderno Dugnano.
71anni da quel 25 aprile 1945, un anniversario che ogni anno ci richiama al sacrificio di tanti uomini e donne, un'intera generazione di giovani italiani che ebbero il coraggio di portare a compimento il progetto di democrazia e libertà- Antifascismo di ieri e antifascismo di oggi mantengono inalterato l'entusiasmo di quella memoria che continua a battere nel cuore del futuro.
Oggi sono numerose le sedi Anpi che anche in provincia stanno prendendo piede,numerosi gli iscritti,le iniziative che testimoniano l'impegno di mantenere gli stessi valori per cui altri
hanno combattuto a costo della vita. I pochi partigiani rimasti con i loro racconti, il loro vissuto sono
preziose fonti a cui attingere nel proseguimento di un cammino iniziato proprio quel 25 aprile 1945.
Le nuove generazioni devono rimanere la nostra forza cio' in cui bisogna puntare ed è proprio quello che sta accadendo in questa sezione, dove un intero direttivo ha deciso di eleggere la giovane Presidente Arianna, scegliendo poi di celebrare questo mese proponendo la figura di Vittorio Arrigoni che ha saputo percepire l'importanza di valori come la libertà, rimanendo accanto a persone che ogni giorno subivano crimini e nefandezze di ogni tipo, resistendo come chi durante il ventennio aveva deciso coraggiosamente che tutto avrebbe avuto un termine.
Un messaggio forte che non viene scalfito dallo scorrere del tempo, dopo 5 anni il suo Stay Human -Restiamo Umani rimane ed è il punto di riferimento per tante persone che durante il mese di aprile lo ricordano affollando la piccola cittadina di Bulciago, luogo in cui è nato Vittorio. La grande umanità,unita alla grande forza di Vik vive ancora oggi attraverso l'instancabile mamma Egidia che nonostante il più grande dolore che una madre possa provare come il sopravvivere al proprio figlio,
ha continuato a portare avanti raggiungendo con la presentazione di questo libro svariati luoghi in tutta Italia. Sicuramente Vittorio Arrigoni puo' definirsi partigiano del nostro tempo grazie anche all'eredità storica ricevuta dai propri genitori. Egidia Beretta è stata per lungo tempo sindaco di Bulciago rinunciando al proprio stipendio, facendo defluire il proprio compenso in un fondo di solidarietà a sostegno di interventi sociali ed il padre ha sempre partecipato alla vita politica del paese.
A Gaza Vik rimaneva in contatto con il mondo attraverso il blog Guerrilla Radio che per volontà della sorella Alessandra e mamma Egidia è ancora visibile ed accessibile. Leggendolo ci si rende conto di quanto sia cambiato poco o nulla, anzi a volte si ha l'impressione di vivere nell'oggi con gli stessi avvenimenti che vengono minuziosamente descritti.
Il coraggio di Vittorio è al tempo stesso il coraggio dei nostri partigiani,esempi che si intrecciano in un mondo che non lascia piu' spazio ai deboli ma che dobbiamo cercare di non lasciar naufragare per riportare l'essere umano ad occupare il posto di primaria importanza.
Resistenza è ora Restando Umani perchè si deve e si puo'.
giovedì 7 aprile 2016
IL TAR DA RAGIONE A BEPPINO ENGLARO
La Regione Lombardia dovrà rimborsare a Beppino Englaro piu' di 150.000 euro per aver dovuto trasferire la figlia Luana a Udine per attuare il distacco dal sondino che la teneva in vita dopo anni di coma vegetativo cosi' ha deciso la sentenza del Tar in data odierna.
La vicenda di Beppino Englaro ripropone la tematica dell'eutanasia legale, poichè in Italia non esiste ancora una legge che tuteli la scelta di voler decidere quando staccare la spina .
Ecco la proposta di legge di iniziativa popolare su rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell'eutanasia giunta in Parlamento a marzo 2016
Ben oltre la metà degli italiani, secondo ogni rilevazione statistica, è a favore dell’eutanasia legale, per poter scegliere, in determinate condizioni, una morte opportuna invece che imposta nella sofferenza. I vertici dei partiti e la stampa nazionale, invece, preferiscono non parlarne: niente dibattiti su come si muore in Italia, tranne quando alcune storie personali si impongono: Eluana e Beppino Englaro, Giovanni Nuvoli, i leader radicali Luca Coscioni e Piero Welby.
Oggi, chi aiuta un malato terminale a morire – magari un genitore o un figlio che implora di porre fine alla sofferenza del proprio caro – rischia molti anni di carcere. Il diritto costituzionale a non essere sottoposti a trattamenti sanitari contro la nostra volontà è costantemente violato, anche solo per paura, o per ignoranza. La conseguenza è il rafforzamento della piaga tanto dell’eutanasia clandestina che dell’accanimento terapeutico.
Per rimediare a questa situazione, proponiamo poche regole e chiare, che stabiliscano con precisione come ciascuno possa esigere legalmente il rispetto delle proprie decisioni in materia di trattamenti sanitari, ivi incluso il ricorso all’eutanasia.
Art. 1
Ogni cittadino può rifiutare l’inizio o la prosecuzione di trattamenti sanitari, nonché ogni tipo di trattamento di sostegno vitale e/o terapia nutrizionale. Il personale sanitario è tenuto a rispettare la volontà del paziente ove essa:
1) provenga da soggetto maggiorenne;
2) provenga da un soggetto che non si trova in condizioni, anche temporanee, di incapacità di intendere e di volere, salvo quanto previsto dal successivo art. 3;
3) sia manifestata inequivocabilmente dall’interessato o, in caso di incapacità sopravvenuta, anche temporanea dello stesso, da persona precedentemente nominata, con atto scritto con firma autenticata dall’ufficiale di anagrafe del comune di residenza o domicilio, “fiduciario per la manifestazione delle volontà di cura”.
Art. 2
Il personale sanitario che non rispetti la volontà manifestata dai soggetti e nei modi indicati nell’articolo precedente è tenuto, in aggiunta ad ogni altra conseguenza penale o civile ravvisabile nei fatti, al risarcimento del danno, morale e materiale, provocato dal suo comportamento.Art. 3
Le disposizioni degli articoli 575, 579, 580 e 593 del codice penale non si applicano al medico ed al personale sanitario che abbiano attuato tecniche di eutanasia, provocando la morte del paziente, qualora ricorrano le seguenti condizioni:
1) la richiesta provenga dal paziente, sia attuale e sia inequivocabilmente accertata;
2) il paziente sia maggiorenne;
3) il paziente non si trovi in stato, neppure temporaneo, di incapacità di intendere e di volere,salvo quanto previsto dal successivo art. 4;
4) i parenti entro il secondo grado e il coniuge siano stati informati della richiesta e, con il consenso del paziente, abbiano avuto modo di colloquiare con lo stesso;
5) la richiesta sia motivata dal fatto che il paziente è affetto da una malattia produttiva di gravi sofferenze, inguaribile o con prognosi infausta inferiore a diciotto mesi;
6) il paziente sia stato congruamente ed adeguatamente informato delle sue condizioni e di tutte le possibili alternative terapeutiche e prevedibili sviluppi clinici ed abbia discusso di ciò con il medico;
7) la tecnica di eutanasia rispetti la dignità del paziente e non provochi allo stesso sofferenze fisiche. Il rispetto delle condizioni predette devessere attestato dal medico per iscritto e confermato dal responsabile della struttura sanitaria ove saranno attuate le tecniche di eutanasia.
Art. 4
Ogni persona può stilare un atto scritto, con firma autenticata dall’ufficiale di anagrafe del comune di residenza o domicilio, con il quale chiede l’applicazione dell’eutanasia per il caso in cui egli successivamente venga a trovarsi nelle condizioni previste dall’art. 3, comma 5 e sia incapace di intendere e volere o manifestare la propria volontà, nominando contemporaneamente, nel modo indicato dall’art. 1, un fiduciario, perché confermi la richiesta, ricorrendone le condizioni.
La richiesta di applicazione dell’eutanasia deve essere chiara ed inequivoca e non può essere soggetta a condizioni. Essa deve essere accompagnata, a pena di inammissibilità, da un’autodichiarazione, con la quale il richiedente attesti di essersi adeguatamente documentato in ordine ai profili sanitari, etici ed umani ad essa relativi.
Altrettanto chiara ed inequivoca, nonché espressa per iscritto, deve essere la conferma del fiduciario.
Ove tali condizioni, unitamente al disposto di cui al precedente art. 3, comma 7 siano rispettate, non si applicano al medico ed al personale sanitario che abbiano attuato tecniche di eutanasia, provocando la morte le paziente, le disposizioni degli articoli 575, 579, 580 e 593.
La vicenda di Beppino Englaro ripropone la tematica dell'eutanasia legale, poichè in Italia non esiste ancora una legge che tuteli la scelta di voler decidere quando staccare la spina .
Ecco la proposta di legge di iniziativa popolare su rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell'eutanasia giunta in Parlamento a marzo 2016
Rifiuto di trattamenti sanitari e liceità dell'eutanasia”
Ben oltre la metà degli italiani, secondo ogni rilevazione statistica, è a favore dell’eutanasia legale, per poter scegliere, in determinate condizioni, una morte opportuna invece che imposta nella sofferenza. I vertici dei partiti e la stampa nazionale, invece, preferiscono non parlarne: niente dibattiti su come si muore in Italia, tranne quando alcune storie personali si impongono: Eluana e Beppino Englaro, Giovanni Nuvoli, i leader radicali Luca Coscioni e Piero Welby.
Oggi, chi aiuta un malato terminale a morire – magari un genitore o un figlio che implora di porre fine alla sofferenza del proprio caro – rischia molti anni di carcere. Il diritto costituzionale a non essere sottoposti a trattamenti sanitari contro la nostra volontà è costantemente violato, anche solo per paura, o per ignoranza. La conseguenza è il rafforzamento della piaga tanto dell’eutanasia clandestina che dell’accanimento terapeutico.
Per rimediare a questa situazione, proponiamo poche regole e chiare, che stabiliscano con precisione come ciascuno possa esigere legalmente il rispetto delle proprie decisioni in materia di trattamenti sanitari, ivi incluso il ricorso all’eutanasia.
Art. 1
Ogni cittadino può rifiutare l’inizio o la prosecuzione di trattamenti sanitari, nonché ogni tipo di trattamento di sostegno vitale e/o terapia nutrizionale. Il personale sanitario è tenuto a rispettare la volontà del paziente ove essa:
1) provenga da soggetto maggiorenne;
2) provenga da un soggetto che non si trova in condizioni, anche temporanee, di incapacità di intendere e di volere, salvo quanto previsto dal successivo art. 3;
3) sia manifestata inequivocabilmente dall’interessato o, in caso di incapacità sopravvenuta, anche temporanea dello stesso, da persona precedentemente nominata, con atto scritto con firma autenticata dall’ufficiale di anagrafe del comune di residenza o domicilio, “fiduciario per la manifestazione delle volontà di cura”.
Art. 2
Il personale sanitario che non rispetti la volontà manifestata dai soggetti e nei modi indicati nell’articolo precedente è tenuto, in aggiunta ad ogni altra conseguenza penale o civile ravvisabile nei fatti, al risarcimento del danno, morale e materiale, provocato dal suo comportamento.Art. 3
Le disposizioni degli articoli 575, 579, 580 e 593 del codice penale non si applicano al medico ed al personale sanitario che abbiano attuato tecniche di eutanasia, provocando la morte del paziente, qualora ricorrano le seguenti condizioni:
1) la richiesta provenga dal paziente, sia attuale e sia inequivocabilmente accertata;
2) il paziente sia maggiorenne;
3) il paziente non si trovi in stato, neppure temporaneo, di incapacità di intendere e di volere,salvo quanto previsto dal successivo art. 4;
4) i parenti entro il secondo grado e il coniuge siano stati informati della richiesta e, con il consenso del paziente, abbiano avuto modo di colloquiare con lo stesso;
5) la richiesta sia motivata dal fatto che il paziente è affetto da una malattia produttiva di gravi sofferenze, inguaribile o con prognosi infausta inferiore a diciotto mesi;
6) il paziente sia stato congruamente ed adeguatamente informato delle sue condizioni e di tutte le possibili alternative terapeutiche e prevedibili sviluppi clinici ed abbia discusso di ciò con il medico;
7) la tecnica di eutanasia rispetti la dignità del paziente e non provochi allo stesso sofferenze fisiche. Il rispetto delle condizioni predette devessere attestato dal medico per iscritto e confermato dal responsabile della struttura sanitaria ove saranno attuate le tecniche di eutanasia.
Art. 4
Ogni persona può stilare un atto scritto, con firma autenticata dall’ufficiale di anagrafe del comune di residenza o domicilio, con il quale chiede l’applicazione dell’eutanasia per il caso in cui egli successivamente venga a trovarsi nelle condizioni previste dall’art. 3, comma 5 e sia incapace di intendere e volere o manifestare la propria volontà, nominando contemporaneamente, nel modo indicato dall’art. 1, un fiduciario, perché confermi la richiesta, ricorrendone le condizioni.
La richiesta di applicazione dell’eutanasia deve essere chiara ed inequivoca e non può essere soggetta a condizioni. Essa deve essere accompagnata, a pena di inammissibilità, da un’autodichiarazione, con la quale il richiedente attesti di essersi adeguatamente documentato in ordine ai profili sanitari, etici ed umani ad essa relativi.
Altrettanto chiara ed inequivoca, nonché espressa per iscritto, deve essere la conferma del fiduciario.
Ove tali condizioni, unitamente al disposto di cui al precedente art. 3, comma 7 siano rispettate, non si applicano al medico ed al personale sanitario che abbiano attuato tecniche di eutanasia, provocando la morte le paziente, le disposizioni degli articoli 575, 579, 580 e 593.
mercoledì 6 aprile 2016
AMIANTO E PETROLIO
Riceviamo da Mario Murgia vice Presidente AIEA - Associazione Italiana Esposti Amianto e pubblichiamo volentieri l'articolo di Franco Martina intitolato "Ministro Alfano giustizia per la Basilicata", uno spaccato d'Italia che non rinuncia a lottare nonostante le numerose morti. A tal proposito ricordiamo a tutti l'appuntamento con AIEA il 16 aprile 2016 - Biblioteca Tilane - Paderno Dugnano con proiezione e dibattito sul documentario I Vajont.
di Franco Martina
di Franco Martina
Per un Renzi che preferisce non commentare l’ennesimo rinvio
della visita a Matera, visto il clima incandescente che l’inchiesta petrolifera
sta avendo sul governo e nel Pd, è annunciata per sabato 9 quella (recuperata
dopo un precedente rinvio) del Ministro dell’Interno Angelino Alfano.
Sarà a Palazzo Viceconte per presentare,
alle 17.00, il libro ‘’ Chi ha paura non è libero’’. E’ inevitabile che il
discorso cadrà, ma forse sarà un po’ attenuato, sulle critiche di ‘’
inconcludenza’’ che il presidente del consiglio dei Ministri Matteo Renzi ha
rivolto alle inchieste sul filone petrolifero ,avviate in passato dalla
Magistratura potentina. Critiche che hanno procurato l’inevitabile presa di
posizione dell’Associazione nazionale magistrati e di varie forze politiche.
Un copione già visto con altro presidente
del consiglio, Silvio Berlusconi, sommerso di inchieste dall’esito differente,
ma che serviva a radicalizzare posizioni e lo scontro tra poteri dello Stato.
Il risultato è sotto gli occhi di tutti…Riforme senza risorse e rallentamenti
inevitabili delle attività inquirenti e decisionali. Ci risiamo? Cui Prodest?
Renzi ha chiesto di far presto, ma ha
dimostrato di non avere senso dello Stato per quanto detto prima. E poi dopo
l’interrogatorio a Roma, come persona informata dei fatti del ministro per i
rapporti con il Parlamento, Maria Elena Boschi, toccherà giovedi 7 aprile
all’ex ministra per lo Sviluppo Economico Federica Guidi raggiungere Potenza
per essere interrogata. E potrebbe non essere la sola. Lo stesso Matteo Renzi,
che alla trasmissione in ½ ora di Lucia Annunziata ha rivendicato la paternità
e la volontà di portare avanti il chiacchierato emendamento per Tempa Rossa,
potrebbe essere sentito. Lui stesso l’ha chiesto…Ma sono ipotesi, calma è
gesso.
La fretta e il protagonismo irruento di
taglio social alla lunga non paga. Si lavori sui fatti e sui riscontri, come
sta venendo fuori. Dentro questa pagina nera come il petrolio o come il
‘’cancro’’, per usare un termine brutale ma luttuoso che coinvolge molte
famiglie, c’è la Basilicata che chiede trasparenza, giustizia per quanti hanno
perso affetti o soffrono con tanti punti interrogativi alla scoperta che si
sono ammalati per un’ambiente avvelenato, ai piedi del Sacro Monte della Val
D’Agri. Lo diciamo ai devoti di circostanza, che dovrebbero recitare un vibrato
‘’mea culpa’’ per quanto non fatto pur di mandare avanti ambizioni e interessi.
E questa è stata una pugnalata al cuore
della Basilicata verde. Il resto è storia…giudiziaria d’oggi. Chi l’avrebbe
immaginato? Dalla Basilicata un effetto domino sui binari della Giustizia che
sta coinvolgendo e sconvolgendo le tante faccetoste, abituate a vendere fumo,
sorrisi ipocriti e a sottovalutare in nome del lobbismo affaristico e della
cambiali elettorali da onorare, quelle sullo sfruttamento petrolifero a tutti i
costi, la salute dei cittadini e quella del territorio. Il sequestro di carte
cliniche da parte del Nucleo operativo ecologico (Noe) dei Carabinieri in vari
ospedali della regione lo confermano . Una decisione – che rientra nel filone
d’inchiesta della Procura di Potenza sulle attività di smaltimento dei rifiuti
prodotti dal Centro Oli dell’Eni- e finalizzata a verificare le patologie più
diffuse, e tra queste i tumori.
E come se non bastasse, in relazione ai
dati del Registro regionali riferiti al 2007 e all’insufficiente monitoraggio
ambientale che continua ad alimentare le polemiche, si aggiunge la precisa
denuncia del presidente dell’Associazione medici per l’ambiente – Roberto
Romizi- che segnala in Val d’Agri un aumento di mortalità per tumori del sangue
(leucemie) e allo stomaco. Un commento che giunge dopo l’indagine dell’Ufficio
statistica dell’Istituto superiore di sanità e trasmesso alla Regione
Basilicata, e che mette in relazione quanto appurato dagli organismi inquirenti.
Lo studio, che fa riferimento a dati su
mortalità e ricoveri, nel periodo 2003-2010, ha riguardato 20 comuni delle
Valli del Sauro e dell’Agri e ha accertato un eccesso di mortalità di tumori
maligni allo stomaco, del sistema respiratori, dell’apparato digerente.
Segnalati anche aumenti di morti per infarto. Finita? Macchè. C’è sempre il
problema per esposizioni da amianto e altre sostanze chimiche della Valbasento,
portato avanti con ostinazione dall’Aieab, e che preoccupa non poco.
Lo stillicidio di persone colpite da
neoplasie è periodico. Ma quanto all’accertamento e al pagamento di
responsabilità occorrerebbe una svolta giudiziaria, che ancora non si vede. Si
susseguono gli esposti, le audizioni del caparbio Mario Murgia e di altri
volontari, ma finora si è mosso poco. Si attende la visita dell’ennesima
commissione parlamentare d’inchiesta o la messa in mora del nostro Paese da
parte dell’Unione Europea. Su tutto questo c’è una coltre di silenzio a vari
livelli.
La Giustizia fa il suo corso, ha i suoi tempi
per accertare laddove possibile eventuali responsabilità. Questa volta, accanto
all’inchiesta tra malapolitica e malaffare, c’è quello più importante della
salute e su questo i ‘’ Governi’’ tacciono e parlano di poteri forti che
pressano e strumentalizzano per evitare che si prosegua nelle riforme o nel
rilancio economico del Paese. Che ipocrisia. Questa gente in Basilicata non la
vogliamo, a meno che non scelgano l’Agri, il Bradano o il Basento -anzicchè
l’Arno, il Po’, il Tevere, per compiere un gesto estremo riparatore per i tanti
danni procurati alle genti lucane.Un ‘’pietrone ‘’ al collo per vedere
affondare le tante ‘’faccetoste’’ che continuano a ripetere che è ‘’Tutto a
posto’’e che ‘’hanno fatto fino in fondo il proprio dovere’’. Hanno fatto soldi,
beh…per la legge del contrappasso dovrebbero spenderle tutte in medicinali,
come ripete un antico detto meridionale. La Basilicata chiede giustizia e non
passarelle di vip. Non ne abbiamo bisogno, anzi.
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