Settimana scorsa i cani antidroga all'Istituto Superiore Gadda, riprendiamo e pubblichiamo il comunicato del Comitato per la Scuola Pubblica di Paderno Dugnano.
CONTROLLO ANTIDROGA DELLA POLIZIA AL GADDA DI PADERNO DUGNANO: CHIEDIAMO SERVIZI, CI DANNO REPRESSIONE.
Da un'articolo di cronaca locale apprendiamo di un'ispezione delle forze dell'ordine in alcune classi della Scuola secondaria superiore Itc Gadda di Paderno Dugnano.
Il controllo e'avvenuto come in altri casi con cani addestrati per la
ricerca di sostanze e addirittura si apprende in accordo con la
Dirigenza scolastica di questo istituto.
Non siamo a conoscenza
di fatti, problematiche dell'istituto o sospetti su studenti che abbiano
determinato questa decisione dei vertici dell'istituto e questa
operazione di polizia ne'vengono riferiti, ma, sperando che almeno
qualcosa di grave giustifichi questa visita degli agenti, la prima
domanda che ci sorge spontanea e'se e'possibile che questa Preside non
abbia trovato nessun altro sistema per entrare nel merito del problema
dell'utilizzo di stupefacenti tra i giovani nell'ambito dei rapporti con
i suoi studenti.
Di sicuro si trova in un territorio interessato al discorso droga:
Paderno e'fra le citta'brianzole capitali della ndrangheta legata allo
spaccio e alla corruzione, gli arresti in questo caso non hanno impedito
la costruzione di un impero criminale, per cui,chissa'se in altri
ambienti hanno fatto abbastanza controlli di questo tipo e altrettanto
rigorosi. Per sensibilizzare i giovani, in effetti, perche'non pensare
invece di organizzare delle conferenze per studenti sui legami tra
affari di droga, stato e mafia soprattutto quelli che riguardano i
nostri territori?
Sarebbe interessante sapere il parere di
presidi e genitori (anche in questo caso, quelli del Gadda muti come
pesci..o forse soddisfatti dell'iniziativa chissa') su una simile
proposta.
Bisognerebbe riflettere sul fatto che in questa
societa'che difende il profitto e non mette al centro le persone a tanti
giovani viene tolto tutto, compreso il diritto a curarsi, e il disagio
psichico diventa inevitabile.
Di poche settimane fa e'la vicenda del Polo psichiatrico
dell'ospedale di Bollate, che ha rischiato l'interruzione del servizio di
cura rivolto a ragazze e ragazzi giovanissimi con gravi patologie come
anoressia, bulimia e disturbi di personalita'. Solo la lotta di genitori
combattivi supportati da associazioni ha impedito un ulteriore dramma
per questi ragazzi.
Non solo: a Milano e'diventato un problema
per tanti utenti la chiusura dei Sert dell'Asl a causa della politica di
spending review dell'amministrazione.
I giovani, da cio'si
evince, sono abbandonati dalle istituzioni, i dirigenti delle scuole
dovrebbero ben saperlo, l'abuso di sostanze ha delle motivazioni
cosi'come la diffusione delle droghe, le cause vanno analizzate e questi
sistemi sbrigativi non fanno altro che intossicare l'ambiente
scolastico e non saranno MAI STRUMENTO DI PREVENZIONE, come del resto,
anche molto meglio di noi ha saputo esprimere un insegnante, autore
della bella lettera di seguito.
17 febbraio 2018.
Comitato per la scuola pubblica Paderno Dugnano.
Ogni giorno si verificano nuovi controlli antidroga nelle scuole di tutta Italia.
Una situazione alla quale quasi tutti paiono aver fatto il callo, e
molti anzi la appoggiano senza remore: presidi desiderosi di dare
segnali di legalità, genitori che così si sentono più tranquilli
nell’incrollabile convinzione che quelli col fumo siano sempre i figli
degli altri.
È successo pochi giorni fa anche in un liceo di Siena, ma qui un professore ha preso carta e penna ed ha scritto un articolo (pubblicato
sul sito “Gli Stati Generali”) per argomentare il suo sdegno per i
controlli, un atto di protesta che sta facendo parlare studenti,
genitori e giornalisti, non solo locali. Si chiama Antonio Vigilante, insegna filosofia e scienze umane al Liceo “Piccolomini” di Siena, e il suo scritto lo riportiamo integralmente di seguito, convinti possa essere molto utile per riflettere su un sistema repressivo ormai privo di limiti.
“Le forze dell’ordine hanno fatto irruzione nella mia classe quinta,
mentre stavamo parlando di Martin Heidegger. Irruzione è un termine
forte, ma esatto in questo caso: nessuno ha bussato e chiesto il
permesso. Hanno svolto un controllo antidroga facendo passare tra i
banchi un pastore tedesco, poi sono andati via. A mani vuote, come si
dice.
Non è la prima volta che succede, naturalmente, anche se è la prima
volta che succede a me. È successo, qualche giorno fa, al liceo Virgilio
di Roma, e la cosa è finita sui quotidiani nazionali, perché il
Virgilio è un liceo molto ben frequentato. È successo qualche giorno
prima al Laura Bassi di Bologna, anche lì con molte polemiche.
È successo e succede quotidianamente in decine di istituti tecnici e professionali,
che fanno poco notizia perché non sono così ben frequentati come il
liceo Virgilio di Roma. E due anni fa, a Terni, un docente è stato
sospeso dall’insegnamento per essersi opposto all’ingresso delle forze
dell’ordine in classe.
Quelli che sono favorevoli a queste incursioni ragionano come segue:
spacciare è un reato e il reato è un male che va perseguito; se uno è a
posto, nulla ha da temere. Diamo per buono questo ragionamento, ed
esaminiamone le conseguenze. Se è così, allora è cosa buona e giusta che
le forze dell’ordine facciano irruzione nelle abitazioni private.
Sarebbe un modo efficacissimo per combattere il crimine. Controlli a tappeto, a sorpresa, nelle case di tutti.
Poliziotti, carabinieri, cani antidroga. In qualsiasi momento
aspettatevi che qualcuno bussi alla vostra porta. Che un cane fiuti tra
le vostre cose. Se siete a posto, non avete nulla da temere.
E perché non estendere i controlli anche nei luoghi di culto?
Sì, lo so, molti di voi stanno pensando alle moschee: e la cosa a molti
non dispiacerebbe. Ma io penso alle chiese. Immaginate un’irruzione
delle forze dell’ordine in una chiesa, durante un rito. I cani tra i
banchi che annusano. Cinque minuti e tutto è finito. Se qualcuno ha
della droga, lo si porta via. E amen, come si dice. Non vi piace l’idea?
Perché? Perché nel primo caso si tratta di un luogo privato, nel
secondo caso si tratta di un luogo sacro, direte. E la scuola che luogo è?
Io che vi insegno, la considero al tempo stesso un luogo privato – una
casa – ed un luogo sacro. Il più sacro dei luoghi, perché è quello in
cui si formano gli uomini e le donne di domani.
Ma, direte, la scuola è un luogo dello Stato, ed è bene che le forze
dell’ordine dello Stato controllino un luogo dello Stato. È cosa loro,
per così dire. Bene, concedo anche questo. Ed anche in questo caso,
vediamo le conseguenze. Il Parlamento è un luogo dello Stato. È il luogo
più importante dello Stato. È lo Stato. Che succederebbe se delle forze facessero irruzione in Parlamento con cani antidroga?
Sarebbe una cosa sensatissima, perché in Parlamento si fanno leggi che
riguardano la vita di tutti, ed è assolutamente vitale per la salute
della nostra democrazia ed il futuro dello Stato che chi fa le leggi sia
nel pieno possesso delle sue facoltà mentali. Eppure se succedesse una
cosa del genere, sarebbe un grande scandalo politico.
Perché? Per lesa maestà. Perché è umiliante per un senatore essere
perquisito, annusato. Sospettato di essere un drogato, o peggio uno
spacciatore.
E veniamo al dunque. Quando io vengo a casa tua – perché la scuola è
la casa degli studenti – e ti sottopongo a perquisizione, io ti sto dando diversi messaggi. Il primo è che ti considero una persona poco raccomandabile. Non è una questione personale: può essere che tu sia a posto, ma è poco raccomandabile la categoria cui appartieni.
Il fatto stesso che si facciano controlli antidroga è una conseguenza
dell’infimo status degli adolescenti nella nostra società.
È risaputo che l’alcol fa in Italia diverse migliaia di morti e causa
tragedie terribili. Eppure la vendita di questa sostanza stupefacente
pericolosissima è consentita. Lo Stato consente la vendita di alcolici,
per giunta con il suo monopolio, mentre i Comuni promuovono apertamente
il consumo di vino ed altri alcolici con apposite manifestazioni locali.
Il consumo di alcolici è consentito perché è cosa da adulti. È una abitudine diffusa tra persone perbene, stimabili, con un buono status sociale.
La droga, che fa meno morti dell’alcol, è invece roba da adolescenti,
da ragazzetti, da soggetti con uno status marginale: dei minus
habentes. È significativo che il consumo e lo spaccio di hashish e
marijuana siano perseguiti con molto più zelo del consumo e dello spaccio di cocaina,
una sostanza molto diffusa tra soggetti dotati di uno status anche
considerevole, come professionisti e politici. Non è la sostanza
stupefacente il problema. Se così fosse, l’alcol sarebbe proibito. Il
problema è chi consuma, non cosa consuma.
Il secondo messaggio è che la scuola è un posto in cui non ti puoi sentire come a casa.
Per quanto ti stimi poco, non verrei mai a perquisirti a casa, a meno
che non abbia un mandato. Ma a scuola sì. A scuola ti tengo d’occhio.
Rispondendo alle polemiche dei genitori per i controlli antidroga al
liceo Laura Bassi di Bologna, il procuratore aggiunto Walter Giovannini
ha dichiarato: «trova ancora spazio l’arcaico convincimento ideologico
che l’Università e più in generale gli istituti scolastici godano di una
sorta di extraterritorialità». Nessuna extraterritorialità. Non siete a casa vostra, siete in un posto in cui possiamo entrare e uscire quando vogliamo. Possiamo perquisirvi, possiamo farvi annusare dai nostri cani. Siete sotto il nostro controllo.
Del resto, non sono gli adolescenti di continuo sotto il controllo
dei professori? Non sono di continuo osservati, richiamati, sanzionati
se non si comportano come si deve? Ecco dunque il poliziotto ed il carabiniere che vengono a ribadire il concetto,
nel caso in cui non fosse abbastanza chiaro. La scuola è un luogo in
cui siete controllati e controllabili, perquisiti e perquisibili. Non è
una casa della cultura e dell’educazione, come qualcuno potrebbe dire
retoricamente. Non ha nulla di sacro. È una istituzione che raccoglie – concentra – dei minus habentes, e non è escluso che concentrarli per controllarli sia il suo scopo principale.
È un messaggio rivolto a tutti, ma forse c’è un terzo messaggio
rivolto ad alcuni. Può essere una coincidenza, ma in molte delle
scuole, anzi delle classi perquisite c’erano studenti appartenenti ai
collettivi studenteschi. Se non è solo una coincidenza, allora il terzo
messaggio è questo: vi controlliamo tutti, ma in particolare teniamo
d’occhio voi che fate politica, voi dei collettivi, voi che vi definite comunisti o anarchici; rientrate nei ranghi, che è meglio per voi. E lei, professore, torni pure a parlare di Martin Heidegger. Non è successo niente”.
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domenica 18 febbraio 2018
venerdì 16 febbraio 2018
MASSIMO GATTI E I LAVORATORI ECONORD
Ieri sera si è svolto l'incontro al circolo PRC A. Casaletti di Paderno D. fra i lavoratori Econord e Massimo Gatti, candidato al governo della Regione Lombardia assieme a Nadia Rosa rappresentante della lista Sinistra per la Lombardia.
Circolo gremito ,in tanti accorsi per salutare Massimo , volto molto noto in quel di Paderno , una assidua presenza alle battaglie portate avanti per l'interramento della Rho Monza e ultimamente del Salviamo il Parco di Via Gorizia.
I lavoratori Econord e la difficile situazione in cui versano è stata l'argomentazione piu' importante della serata, un momento di confronto, ascolto e consiglio per chi sta lottando sul nostro territorio senza le solite e scontate passerelle di personaggi che dimostrano solo a parole vicinanza, ma mai con atti concreti.
Pubblichiamo un piccolo sunto dell'intervento del rappresentante Cub.
"L'igiene ambientale è uno dei primi settori in cui padronato e sindacati COMPLICI hanno iniziato a sperimentare una contrattazione collettiva finalizzata unicamente a sottrarre salario e diritti a chi lavora. Con il rinnovo del CCNL l'orario di lavoro è stato aumentato da 36 a 38 ore settimanali e gli aumenti salariali sono talmente esigui per cui di fatto la retribuzione dei lavoratori si è ridotta!
Le associazioni datoriali, per impedire il malcontento e ottenere da parte dei lavoratori una accettazione remissiva di tutto cio', hanno deciso di escludere dalle relazioni sindacali quei sindacati che hanno avuto la dignità di non abbassare la testa. E' cio' che sta accadendo all'Econord di Paderno Dugnano, dove l'azienda ha escluso da qualsiasi tavolo di trattativa la FlaicaUniti- CUB, primo sindacato nel cantiere, inoltre grazie alle connivenze con altre organizzazioni sindacali,l'azienda continua a non rispettare i numeri di dipendenti in organico indicati dal capitolato d'appalto(mancano all'appello quasi una decina di operatori), ha deciso di disconoscere la figura della RLS eletta dai lavoratori ed ha intavolato uno spezzettamento dell'appalto Amsa chiamando a firmare il verbale di accordo anche sindacati che non hanno nessuna rappresentatività nel cantiere di Paderno!
A fronte di tutto cio' il Comune che è il committente cioè il proprietario dell'appalto, tace, o meglio, si nasconde dietro un dito dicendo che loro NON C'ENTRANO nulla e non possono farci niente. Le aziende cosi' facendo, stanno danneggiando non solo i lavoratori,costringendoli a carichi di lavoro eccessivi (non a caso aumentano gli infortuni e le limitazioni) ma anche i cittadini, dato che non vi è il numero necessario di operatori per garantire correttamente il servizio! E chi dovrebbe controllare e far rispettare il capitolato d'appalto fa finta di nulla! I lavoratori hanno già scioperato in massa lo scorso 30 gennaio, per lanciare un messaggio alle aziende,all'amministrazione e alla cittadinanza tutta. Alle loro richieste non sono state ancora date risposte adeguate.Pertanto oltre ad essersi rivolti al Giudice del Lavoroperchè si obblighi l'Econord a riconoscere il sindacato che hanno scelto per rappresentarli, porteranno in piazza nuove iniziative nelle prossime settimane."
Potere al Popolo ha già solidarizzato con i lavoratori intervenendo a supporto dell'ultimo presidio e continuerà a farlo prossimamente.
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
Circolo gremito ,in tanti accorsi per salutare Massimo , volto molto noto in quel di Paderno , una assidua presenza alle battaglie portate avanti per l'interramento della Rho Monza e ultimamente del Salviamo il Parco di Via Gorizia.
I lavoratori Econord e la difficile situazione in cui versano è stata l'argomentazione piu' importante della serata, un momento di confronto, ascolto e consiglio per chi sta lottando sul nostro territorio senza le solite e scontate passerelle di personaggi che dimostrano solo a parole vicinanza, ma mai con atti concreti.
Pubblichiamo un piccolo sunto dell'intervento del rappresentante Cub.
"L'igiene ambientale è uno dei primi settori in cui padronato e sindacati COMPLICI hanno iniziato a sperimentare una contrattazione collettiva finalizzata unicamente a sottrarre salario e diritti a chi lavora. Con il rinnovo del CCNL l'orario di lavoro è stato aumentato da 36 a 38 ore settimanali e gli aumenti salariali sono talmente esigui per cui di fatto la retribuzione dei lavoratori si è ridotta!
Le associazioni datoriali, per impedire il malcontento e ottenere da parte dei lavoratori una accettazione remissiva di tutto cio', hanno deciso di escludere dalle relazioni sindacali quei sindacati che hanno avuto la dignità di non abbassare la testa. E' cio' che sta accadendo all'Econord di Paderno Dugnano, dove l'azienda ha escluso da qualsiasi tavolo di trattativa la FlaicaUniti- CUB, primo sindacato nel cantiere, inoltre grazie alle connivenze con altre organizzazioni sindacali,l'azienda continua a non rispettare i numeri di dipendenti in organico indicati dal capitolato d'appalto(mancano all'appello quasi una decina di operatori), ha deciso di disconoscere la figura della RLS eletta dai lavoratori ed ha intavolato uno spezzettamento dell'appalto Amsa chiamando a firmare il verbale di accordo anche sindacati che non hanno nessuna rappresentatività nel cantiere di Paderno!
A fronte di tutto cio' il Comune che è il committente cioè il proprietario dell'appalto, tace, o meglio, si nasconde dietro un dito dicendo che loro NON C'ENTRANO nulla e non possono farci niente. Le aziende cosi' facendo, stanno danneggiando non solo i lavoratori,costringendoli a carichi di lavoro eccessivi (non a caso aumentano gli infortuni e le limitazioni) ma anche i cittadini, dato che non vi è il numero necessario di operatori per garantire correttamente il servizio! E chi dovrebbe controllare e far rispettare il capitolato d'appalto fa finta di nulla! I lavoratori hanno già scioperato in massa lo scorso 30 gennaio, per lanciare un messaggio alle aziende,all'amministrazione e alla cittadinanza tutta. Alle loro richieste non sono state ancora date risposte adeguate.Pertanto oltre ad essersi rivolti al Giudice del Lavoroperchè si obblighi l'Econord a riconoscere il sindacato che hanno scelto per rappresentarli, porteranno in piazza nuove iniziative nelle prossime settimane."
Potere al Popolo ha già solidarizzato con i lavoratori intervenendo a supporto dell'ultimo presidio e continuerà a farlo prossimamente.
L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.
martedì 13 febbraio 2018
MASSIMO GATTI CUORE DELLA VERA SINISTRA
Massimo è una faccia conosciuta a Paderno Dugnano, uno che sa ascoltare , uno che partecipa senza esser mai invadente, uno che non manca quando c'è da lottare. Chi non ricorda la sua presenza costante ai presidi della tragedia Eureco, oppure alle manifestazioni e pentolate della Rho Monza ,senza dimenticare l'ultima lotta per salvare il Parco di Via Gorizia , ha la memoria corta: Massimo c'è sempre stato.
Candidato nella lista Sinistra per la Lombardia possiamo esser certi che una volta eletto, non abbandonerà il suo modo di essere e di esserci sempre, una disponibilità quasi d'altri tempi che porterà solo benefici in una Regione Lombardia dove si parla poco di ecologia,paesaggi e cementificazione , materia troppo spesso dimenticata dopo il voto.
Massimo incontrerà i lavoratori Econord del nostro territorio, in lotta per ripristinare diritti a loro negati, il giorno 15 febbraio 2018 ore 19.30 al circolo PRC A. Casaletti - Via Riboldi 208 - Paderno D. assieme ai candidati regionali Nadia Rosa e Domenico Maggio.
Un momento per salutare chi ci è stato sempre accanto e soprattutto per sostenere una politica con la P maiuscola!
Candidato nella lista Sinistra per la Lombardia possiamo esser certi che una volta eletto, non abbandonerà il suo modo di essere e di esserci sempre, una disponibilità quasi d'altri tempi che porterà solo benefici in una Regione Lombardia dove si parla poco di ecologia,paesaggi e cementificazione , materia troppo spesso dimenticata dopo il voto.
Massimo incontrerà i lavoratori Econord del nostro territorio, in lotta per ripristinare diritti a loro negati, il giorno 15 febbraio 2018 ore 19.30 al circolo PRC A. Casaletti - Via Riboldi 208 - Paderno D. assieme ai candidati regionali Nadia Rosa e Domenico Maggio.
Un momento per salutare chi ci è stato sempre accanto e soprattutto per sostenere una politica con la P maiuscola!
domenica 11 febbraio 2018
ITALIANI BRAVA GENTE E IL REVISIONISMO SUI CAMPI FRIULANI
Ogni anno il 10 febbraio il ricordo delle foibe, un passato alquanto distorto dall'attuale revisionismo soprattutto per quanto accadde durante il periodo in cui vennero creati i primi campi dove trovarono la morte tantissime persone internate.Rinfreschiamo con alcuni scritti la mente dei tanti che hanno dimenticato.
Era il 5 gennaio 1943, quando il conte Galeazzo Ciano ricevette il giovane segretario del Partito nazionale fascista, Aldo Vidussoni. Nato a Fogliano in provincia di Gorizia nel 1914, Vidussoni aveva idee molto precise su come il regime dovesse gestire il mosaico etnico delle sue terre: «Vidussoni dichiara truci propositi contro gli sloveni – scrive Ciano nei suoi Diari -. Li vuole ammazzare tutti. Mi permetto osservare che sono un milione. Non importa, risponde deciso, bisogna fare come gli Ascari e sterminarli tutti. Io spero che si calmi».
È in questo contesto politico che si svolge la storia del campo di concentramento di Sdraussina-Poggio Terza Armata, un capitolo dimenticato della Seconda guerra mondiale nell’Isontino. Creato nell’estate del 1942 come carcere sussidiario della prigione di Gorizia, divenne un inferno per i civili sloveni rastrellati nelle zone d’occupazione, ma anche per cittadini italiani ( di lingua slovena e italiana) e per le famiglie dei partigiani. Oggi soltanto una lapide ricorda quella vicenda, scomoda negazione della leggenda degli ”italiani brava gente”.
La rete dei campi
L’invasione nazifascista della Jugoslavia nel 1941 e la durezza delle forze d’occupazione generarono da subito un forte movimento di resistenza. È in quel periodo che le autorità fasciste allestirono una prima rete concentrazionaria nel territorio della Provincia di Gorizia, allora molto più vasto di oggi. «I primi campi furono aperti dal comando d’armata a Cighino di Tolmino e Tribussa inferiore nel febbraio del ’42 – spiega lo storico Luciano Patat -. Ma erano piccoli e fuori mano, e furono presto sostituiti dai più grandi campi di Gonars e Visco, e da altri campi minori nell’Isontino».
Sdraussina
Il campo di Sdraussina nasce nell’estate del 1942 nei fabbricati dell’ex cascamificio. Vi transitano semplici uomini e donne, italiani e sloveni per cui non c’era spazio nelle carceri goriziane. Tra questi c’è Lino Marega, figura nota dell’antifascismo isontino. Nel suo memoriale Marega racconta come i prigionieri venissero portati a Gorizia e Trieste per gli interrogatori. Alcune donne tornavano poi al campo, ricorda Marega, e si potevano riconoscere soltanto dai vestiti che indossavano a causa delle torture subite. Vicino alla ferrovia e facilmente sorvegliabile, il campo di Sdraussina era un centro di smistamento prigionieri ideale.
«Il campo di Poggio non era l’unico – spiega Patat -. Sotto il monastero della Castagnavizza ce n’era un altro, esclusivamente femminile. A Fossalon c’era invece un campo di internamento per cittadini italiani di lingua slovena. Era sostanzialmente un campo di lavoro. Lì però le condizioni di vita erano migliori, poiché la sorveglianza era affidata ai carabinieri, al contrario di Sdraussina, che era in mano a reparti delle camicie nere». Dopo l’armistizio la rete concentrazionaria fascista crollò, e molti prigionieri riuscirono a fuggire. Alcuni campi, come quello di Poggio, furono in parte riutilizzati dai nazisti come centri di smistamento verso i luoghi dello sterminio.
Vidussoni
Sullo sfondo di queste vicende si muove la figura di Aldo Vidussoni, che abbiamo citato all’inizio di questo articolo, e che proprio in quegli anni era un nome di spicco del regime. Laureatosi in legge nell’ateneo triestino, poi volontario in Etiopia e Spagna, Vidussoni era stato nominato segretario del Pnf da Mussolini in persona nel 1941. Con quella mossa il duce intendeva indebolire i ”bonzi” del partito, affidandosi a forze più giovani e fanatiche. Vidussoni, come abbiamo visto, prese da subito posizioni accesamente anti-slovene.«Vidussoni è un caso atipico per le nostre zone – commenta Patat -. Trascorse pochi anni a Fogliano, poi andò a Trieste e da lì si mosse sul piano politico nazionale». Contrariamente all’entusiasmo sanguinario di Vidussoni, spiega Patat, l’Isontino si era mostrato piuttosto refrattario al fascismo: «Da noi il movimento attecchì in ritardo – dice lo storico -. E si trattò di un fenomeno d’importazione: i primi fascisti isontini erano militari e impiegati fermatisi qui dopo la Grande guerra. Da subito, però, il nazionalismo si colorì di razzismo. Nell’allora provincia di Gorizia gli italiani erano minoranza, e l’italianizzazione s’impose con la forza». Gli effetti sono noti, simili a quelli che tutti i nazionalismi hanno scatenato su questo confine. Forse per tutte le vittime di quegli estremismi potranno valere le parole di Ljubka Šorli, deportata, riportate sulla lapide davanti al campo di Sdraussina: «Il destino ci nobilita attraverso il dolore. Una è la fede, uno il grido: libertà».
da Il Piccolo
Quando si parla di criminali di guerra, non pensiamo mai a nostri connazionali, eppure al termine della seconda guerra mondiale la Jugoslavia ricercava come criminali di guerra 800 italiani e l’Etiopia altri 400: 1.200 italiani criminali di guerra! Tra questi i peggiori per i nostri confinanti erano i generali Mario Roatta e Pirzio Biroli, mentre per gli africani i grandi ricercati erano il maresciallo Pietro Badoglio e il generale Rodolfo Graziani. Ma nonostante le giuste richieste straniere, questi generali vennero protetti e mai processati all’estero, tanto che morirono nei loro letti. E quando ricordiamo le odiose rappresaglie dei tedeschi durante l’occupazione dell’Italia (per ogni tedesco ammazzato, 10 italiani uccisi) dimentichiamo (o meglio non sappiamo) che i nostri connazionali prima di loro avevano fatto ben di peggio: nell’occupazione del Montenegro i comandanti italiani disposero che per ogni soldato italiano ucciso o per ogni ufficiale ferito, si ammazzassero 50 civili e 10 per ogni sottufficiale o soldato feriti in imboscate; altre rappresaglie in Jugoslavia portarono a radere al suolo interi villaggi abitati, e in Somalia la risposta all’uccisione di due aviatori italiani determinò il bombardamento di tre villaggi con 71 bombe all’iprite.A seguito di un’azione dei partigiani comunisti di Tito, l’esercito italiano al comando di Roatta usava questa condotta: interveniva nella zona con intere divisioni, radeva al suolo i villaggi e deportava nei lager italiani la popolazione.............. in quel lager che non aveva molto da invidiare a quelli nazisti, i prigionieri a cui non veniva dato quasi mai da bere, dormivano per terra nelle tende e venivano nutriti a maccheroni galleggianti nell’acqua. I bambini erano costretti a indossare fogli di giornale come pannolini. Le foto di esseri scheletriti raccontano meglio delle parole le condizioni di vita che in un inverno del 1942 provocarono in quel solo campo 50 morti al giorno tra i civili. In tutto a Kampor le vittime accertate furono 4.641 nonostante il tentativo degli italiani di camuffarne il numero seppellendo fino a tre bare sotto un’unica croce. Ma il numero complessivo degli jugoslavi deportati nei lager italiani è di 150.000 (si calcola che sui 360.000 abitanti della provincia di Lubjana, 70.000 vennero internati e 15.000 uccisi).......
Era il 5 gennaio 1943, quando il conte Galeazzo Ciano ricevette il giovane segretario del Partito nazionale fascista, Aldo Vidussoni. Nato a Fogliano in provincia di Gorizia nel 1914, Vidussoni aveva idee molto precise su come il regime dovesse gestire il mosaico etnico delle sue terre: «Vidussoni dichiara truci propositi contro gli sloveni – scrive Ciano nei suoi Diari -. Li vuole ammazzare tutti. Mi permetto osservare che sono un milione. Non importa, risponde deciso, bisogna fare come gli Ascari e sterminarli tutti. Io spero che si calmi».
È in questo contesto politico che si svolge la storia del campo di concentramento di Sdraussina-Poggio Terza Armata, un capitolo dimenticato della Seconda guerra mondiale nell’Isontino. Creato nell’estate del 1942 come carcere sussidiario della prigione di Gorizia, divenne un inferno per i civili sloveni rastrellati nelle zone d’occupazione, ma anche per cittadini italiani ( di lingua slovena e italiana) e per le famiglie dei partigiani. Oggi soltanto una lapide ricorda quella vicenda, scomoda negazione della leggenda degli ”italiani brava gente”.
La rete dei campi
L’invasione nazifascista della Jugoslavia nel 1941 e la durezza delle forze d’occupazione generarono da subito un forte movimento di resistenza. È in quel periodo che le autorità fasciste allestirono una prima rete concentrazionaria nel territorio della Provincia di Gorizia, allora molto più vasto di oggi. «I primi campi furono aperti dal comando d’armata a Cighino di Tolmino e Tribussa inferiore nel febbraio del ’42 – spiega lo storico Luciano Patat -. Ma erano piccoli e fuori mano, e furono presto sostituiti dai più grandi campi di Gonars e Visco, e da altri campi minori nell’Isontino».
Sdraussina
Il campo di Sdraussina nasce nell’estate del 1942 nei fabbricati dell’ex cascamificio. Vi transitano semplici uomini e donne, italiani e sloveni per cui non c’era spazio nelle carceri goriziane. Tra questi c’è Lino Marega, figura nota dell’antifascismo isontino. Nel suo memoriale Marega racconta come i prigionieri venissero portati a Gorizia e Trieste per gli interrogatori. Alcune donne tornavano poi al campo, ricorda Marega, e si potevano riconoscere soltanto dai vestiti che indossavano a causa delle torture subite. Vicino alla ferrovia e facilmente sorvegliabile, il campo di Sdraussina era un centro di smistamento prigionieri ideale.
«Il campo di Poggio non era l’unico – spiega Patat -. Sotto il monastero della Castagnavizza ce n’era un altro, esclusivamente femminile. A Fossalon c’era invece un campo di internamento per cittadini italiani di lingua slovena. Era sostanzialmente un campo di lavoro. Lì però le condizioni di vita erano migliori, poiché la sorveglianza era affidata ai carabinieri, al contrario di Sdraussina, che era in mano a reparti delle camicie nere». Dopo l’armistizio la rete concentrazionaria fascista crollò, e molti prigionieri riuscirono a fuggire. Alcuni campi, come quello di Poggio, furono in parte riutilizzati dai nazisti come centri di smistamento verso i luoghi dello sterminio.
Vidussoni
Sullo sfondo di queste vicende si muove la figura di Aldo Vidussoni, che abbiamo citato all’inizio di questo articolo, e che proprio in quegli anni era un nome di spicco del regime. Laureatosi in legge nell’ateneo triestino, poi volontario in Etiopia e Spagna, Vidussoni era stato nominato segretario del Pnf da Mussolini in persona nel 1941. Con quella mossa il duce intendeva indebolire i ”bonzi” del partito, affidandosi a forze più giovani e fanatiche. Vidussoni, come abbiamo visto, prese da subito posizioni accesamente anti-slovene.«Vidussoni è un caso atipico per le nostre zone – commenta Patat -. Trascorse pochi anni a Fogliano, poi andò a Trieste e da lì si mosse sul piano politico nazionale». Contrariamente all’entusiasmo sanguinario di Vidussoni, spiega Patat, l’Isontino si era mostrato piuttosto refrattario al fascismo: «Da noi il movimento attecchì in ritardo – dice lo storico -. E si trattò di un fenomeno d’importazione: i primi fascisti isontini erano militari e impiegati fermatisi qui dopo la Grande guerra. Da subito, però, il nazionalismo si colorì di razzismo. Nell’allora provincia di Gorizia gli italiani erano minoranza, e l’italianizzazione s’impose con la forza». Gli effetti sono noti, simili a quelli che tutti i nazionalismi hanno scatenato su questo confine. Forse per tutte le vittime di quegli estremismi potranno valere le parole di Ljubka Šorli, deportata, riportate sulla lapide davanti al campo di Sdraussina: «Il destino ci nobilita attraverso il dolore. Una è la fede, uno il grido: libertà».
da Il Piccolo
Quando si parla di criminali di guerra, non pensiamo mai a nostri connazionali, eppure al termine della seconda guerra mondiale la Jugoslavia ricercava come criminali di guerra 800 italiani e l’Etiopia altri 400: 1.200 italiani criminali di guerra! Tra questi i peggiori per i nostri confinanti erano i generali Mario Roatta e Pirzio Biroli, mentre per gli africani i grandi ricercati erano il maresciallo Pietro Badoglio e il generale Rodolfo Graziani. Ma nonostante le giuste richieste straniere, questi generali vennero protetti e mai processati all’estero, tanto che morirono nei loro letti. E quando ricordiamo le odiose rappresaglie dei tedeschi durante l’occupazione dell’Italia (per ogni tedesco ammazzato, 10 italiani uccisi) dimentichiamo (o meglio non sappiamo) che i nostri connazionali prima di loro avevano fatto ben di peggio: nell’occupazione del Montenegro i comandanti italiani disposero che per ogni soldato italiano ucciso o per ogni ufficiale ferito, si ammazzassero 50 civili e 10 per ogni sottufficiale o soldato feriti in imboscate; altre rappresaglie in Jugoslavia portarono a radere al suolo interi villaggi abitati, e in Somalia la risposta all’uccisione di due aviatori italiani determinò il bombardamento di tre villaggi con 71 bombe all’iprite.A seguito di un’azione dei partigiani comunisti di Tito, l’esercito italiano al comando di Roatta usava questa condotta: interveniva nella zona con intere divisioni, radeva al suolo i villaggi e deportava nei lager italiani la popolazione.............. in quel lager che non aveva molto da invidiare a quelli nazisti, i prigionieri a cui non veniva dato quasi mai da bere, dormivano per terra nelle tende e venivano nutriti a maccheroni galleggianti nell’acqua. I bambini erano costretti a indossare fogli di giornale come pannolini. Le foto di esseri scheletriti raccontano meglio delle parole le condizioni di vita che in un inverno del 1942 provocarono in quel solo campo 50 morti al giorno tra i civili. In tutto a Kampor le vittime accertate furono 4.641 nonostante il tentativo degli italiani di camuffarne il numero seppellendo fino a tre bare sotto un’unica croce. Ma il numero complessivo degli jugoslavi deportati nei lager italiani è di 150.000 (si calcola che sui 360.000 abitanti della provincia di Lubjana, 70.000 vennero internati e 15.000 uccisi).......
SOLIDARIETA' A LUCA PALADINI
Vogliamo esprimere la nostra solidarietà a Luca Paladini che è stato di nuovo oggetto di pesanti minacce per il suo impegno nelle battaglie sui diritti civili.
Stavolta, oltre che con le parole i codardi che si nascondono dietro il pc hanno abbinato un orrendo fotomontaggio. A Luca e ai I sentinelli di Milano il sostegno della Federazione del Prc di Milano. No pasaran.
Giunga a Luca anche il nostro messaggio di solidarietà come circolo PRC A. Casaletti di Paderno D.
LA DIGA ANTIFASCISTA
Macerata la grande diga antifascista del 10 febbraio ha raggiunto la città, l'ha inondata, come doveva essere dopo i terribili fatti della scorsa settimana e se parecchie associazioni ufficialmente si sono tirate indietro in tanti hanno "disobbedito" e sono scesi in piazza con gli striscioni!Tante Anpi, tante Fiom,tanti Arci.... assieme al grande esempio di Lidia Menapace 93 anni partigiana candidata di Potere al Popolo .
Macerata chiama e Milano risponde, ieri in tantissimi anche nel capoluogo lombardo, presente anche una delegazione del circolo PRC A. Casaletti.
"A me che la Resistenza l'ho fatta vedere fascismo e antifascismo messi sullo stesso piano fa ribrezzo.Minniti non ha scusanti io oggi sfilo in corteo. Lidia Menapace"
“Il sindaco di Macerata ha tenuto in questi giorni un comportamento indecente degno dell’Alabama degli anni ‘60. Manifesteremo oggi non solo contro la violenza che ha stroncato la giovane vita di Pamela e quella di chi spara e incita all’odio razziale ma anche contro l’ignavia di politicanti come il sindaco di Macerata. Davanti a una tentata strage un sindaco democratico avrebbe dovuto immediatamente far visita ai feriti e chiamare la cittadinanza alla mobilitazione. Quel sindaco è un degno rappresentante del Pd di Renzi e Minniti”.
giovedì 8 febbraio 2018
STOP ALLA CENSURA
Oggi i rappresentanti di Potere al Popolo davanti alla Rai di Milano contro la censura dei media che continuano a NON voler considerare vive realtà politiche.
A meno di un mese dalla fine della campagna elettorale il servizio pubblico d'informazione nazionale continua a operare come se Potere al Popolo non esistesse.
50mila firme raccolte, una mobilitazione popolare che ha portato alla convocazione di centinaia di assemblee territoriali in 150 diverse città, due momenti nazionali partecipati da 800 e 1000 persone, tutto questo viene completamente ignorato.
Eppure niente di paragonabile è accaduto intorno ai processi elettorali delle altre compagini che partecipano alle elezioni nei soli ultimi due mesi!
Per Potere al Popolo nessuna citazione nei TG, una sola volta la partecipazione a un talk show, pochissime nei servizi giornalistici, mentre a formazioni sempre minori, presenti su pochissimi luoghi del territorio nazionale, si riservano spazio e visibilità enormi.
Parlano per noi gli esempi di +europa (che ha addirittura rinunciato a raccogliere le firme!), le formazioni di estrema destra, Casapound&Co che spesso e volentieri troviamo in prima serata deliziandoci con discorsi iper razzisti e violenti.Vogliamo che ai cittadini venga data un'informazione completa e veritiera, vogliamo che chiunque abbia la possibilità di andare a votare il prossimo 4 marzo in maniera cosciente perchè gli vengono presentate con trasparenza temi e programmi anche della nostra lista. E' il minimo che un servizio pubblico degno di questo nome possa fare.
Giovedì andremo a chiedere conto proprio di questo. Vestiti da fantasmi perchè l'informazione pubblica ci tratta come tali: invece noi esistiamo e pretendiamo che anche la nostra realtà venga raccontata!
A meno di un mese dalla fine della campagna elettorale il servizio pubblico d'informazione nazionale continua a operare come se Potere al Popolo non esistesse.
50mila firme raccolte, una mobilitazione popolare che ha portato alla convocazione di centinaia di assemblee territoriali in 150 diverse città, due momenti nazionali partecipati da 800 e 1000 persone, tutto questo viene completamente ignorato.
Eppure niente di paragonabile è accaduto intorno ai processi elettorali delle altre compagini che partecipano alle elezioni nei soli ultimi due mesi!
Per Potere al Popolo nessuna citazione nei TG, una sola volta la partecipazione a un talk show, pochissime nei servizi giornalistici, mentre a formazioni sempre minori, presenti su pochissimi luoghi del territorio nazionale, si riservano spazio e visibilità enormi.
Parlano per noi gli esempi di +europa (che ha addirittura rinunciato a raccogliere le firme!), le formazioni di estrema destra, Casapound&Co che spesso e volentieri troviamo in prima serata deliziandoci con discorsi iper razzisti e violenti.Vogliamo che ai cittadini venga data un'informazione completa e veritiera, vogliamo che chiunque abbia la possibilità di andare a votare il prossimo 4 marzo in maniera cosciente perchè gli vengono presentate con trasparenza temi e programmi anche della nostra lista. E' il minimo che un servizio pubblico degno di questo nome possa fare.
Giovedì andremo a chiedere conto proprio di questo. Vestiti da fantasmi perchè l'informazione pubblica ci tratta come tali: invece noi esistiamo e pretendiamo che anche la nostra realtà venga raccontata!
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