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domenica 23 febbraio 2020

Revoca incontro per costituzione comitato NO al taglio del Parlamento


A seguito dell'ordinanza di prevenzione che Regione Lombardia ha predisposto su tutto il territorio lombardo
in merito alla questione del coronavirus , riteniamo opportuno revocare a data da destinarsi l'incontro di domani sera 
per la costituzione di un comitato per il no al taglio del Parlamento.

Ci scusiamo per l'inconveniente 

mercoledì 19 febbraio 2020

Rettifica - Appello per la costituzione del Comitato per il NO al TAGLIO del Parlamento

Problemi  di comunicazione hanno impedito di svolgere l’incontro previsto per la definizione del COMITATO PER IL NO AL TAGLIO DEL PARLAMENTO nel referendum del 29/03/2020.
Pertanto il suddetto incontro e’ stato aggiornato a MARTEDI 25 FEBBRAIO 2020 ALLE ORE 21,00 presso il circolo di Rifondazione Comunista in via Cardinal Riboldi 208 a Paderno Dugnano.
Ci scusiamo per il disagio che pensiamo possa essere recuperato nella nuova riunione.

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                            No al Taglio del Parlamento




Appello per la costituzione del Comitato per il NO al TAGLIO del Parlamento.
Il 29 marzo 2020 i cittadini saranno chiamati al voto per la “modifica degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione dei parlamentari”.
Noi siamo contrari!
La riduzione dei parlamentari vuole essere il taglio della rappresentanza popolare, falsamente spacciata per risparmio.
Così facendo si riduce la democrazia, la discussione, il confronto nelle istituzioni, la voce dei cittadini e delle minoranze.
Per questo riteniamo importante che, anche a Paderno Dugnano, si costituisca un COMITATO PER IL NO AL TAGLIO DEL PARLAMENTO, in vista del referendum costituzionale del 29 marzo prossimo.
Facciamo un appello ed invitiamo i cittadini, le organizzazioni politiche e le forze sociali democratiche che si riconoscono nei valori della Costituzione, ad un primo appuntamento il giorno 18 febbraio 2020 alle ore 21, presso il circolo di Rifondazione Comunista – A. Casaletti, in via Cardinal Riboldi, 208 a Paderno Dugnano.
La difesa della democrazia è un impegno importante, fondamentale per la libertà e per poter costruire un futuro migliore per noi e per i nostri giovani.
In Europa e nel mondo la spinta per ridurre sempre più gli spazi di democrazia è pressante. Riconquistiamo la voglia di partecipazione cominciando a votare NO al referendum del 29 marzo contro il taglio del Parlamento.

                             
                               SINISTRA ALTERNATIVA
                                   PADERNO DUGNANO        

lunedì 17 febbraio 2020

No al Taglio del Parlamento - Appello per la costituzione del Comitato per il NO al TAGLIO del Parlamento.

Il 29 marzo 2020 i cittadini saranno chiamati al voto per la “modifica degli articoli 56, 57 e 59 della Costituzione in materia di riduzione dei parlamentari”.
Noi siamo contrari!
La riduzione dei parlamentari vuole essere il taglio della rappresentanza popolare, falsamente spacciata per risparmio.
Così facendo si riduce la democrazia, la discussione, il confronto nelle istituzioni, la voce dei cittadini e delle minoranze.
Per questo riteniamo importante che, anche a Paderno Dugnano, si costituisca un COMITATO PER IL NO AL TAGLIO DEL PARLAMENTO, in vista del referendum costituzionale del 29 marzo prossimo.
Facciamo un appello ed invitiamo i cittadini, le organizzazioni politiche e le forze sociali democratiche che si riconoscono nei valori della Costituzione, ad un primo appuntamento il giorno 18 febbraio 2020 alle ore 21, presso il circolo di Rifondazione Comunista –
 A. Casaletti, in via Cardinal Riboldi, 208 a Paderno Dugnano.
La difesa della democrazia è un impegno importante, fondamentale per la libertà e per poter costruire un futuro migliore per noi e per i nostri giovani.
In Europa e nel mondo la spinta per ridurre sempre più gli spazi di democrazia è pressante. Riconquistiamo la voglia di partecipazione cominciando a votare NO al referendum del 29 marzo contro il taglio del Parlamento.
                             
                               SINISTRA ALTERNATIVA
                                   PADERNO DUGNANO        

martedì 28 gennaio 2020

PALAZZO DELLA SANITA’ o Casa della salute ?



Come recuperare una situazione fatiscente, trasformandola in una opportunità utile per i cittadini  e rispondente alle esigenze di tutto il territorio, si tratta di far diventare il palazzo della sanità una “CASA DELLA SALUTE” .

Sulle condizioni di quel palazzo , situato in Via 2 Giugno abbiamo già avuto modo di parlare e la riassumiamo così:
  • Visto da fuori è difficile immaginare che dentro si tratta di sanità.
Quindi è importante concentrare l’attenzione  sulle condizioni della struttura, ristrutturandola o abbatterla e ricostruirla, è però altrettanto importante porre l’attenzione su cosa mettere dentro alla nuova struttura.
I tempi però sono importanti, occorre decidere in fretta di partire con il percorso decisionale.
Oltre alla struttura, che richiederà una attenzione particolare sugli interventi energetici tanto per i costi che per un indirizzo ecologico e sostenibile , occorrerà mettere in campo un lavoro particolare , tutto da costruire, per dare vita alla “Casa della Salute”.
Diciamo subito che non è una nostra invenzione, è prevista da decreti e leggi nazionali così come da leggi regionali tra le quali anche Regione Lombardia.
Leggi che oltre a prevedere ruoli e funzioni della Casa della Salute prevedono anche stanziamento di fondi per strumentazione e per creazione di servizi che riducono le pressioni sui pronto soccorso e gli ambulatori ospedalieri.
Paderno Dugnano è  una città di oltre 46mila abitanti su di una estensione territoriale di oltre 14km2 dove è presente una sola struttura ospedaliera, oltretutto privata seppur convenzionata, quindi un solo pronto soccorso costantemente congestionato.
Inoltre la carenza di medici di Medicina Generale comincia a creare problemi di sovraffollamento su quelli  presenti sul territorio e se non si trovano soluzioni questa situazione è destinata ad esplodere.
La popolazione  di  Paderno Dugnano è sempre più composta da persone anziane, il che comporta un impegno e una attenzione particolare per la loro assistenza.
Le esperienze più diffuse e consolidate della “Casa della Salute” sono in Toscana e in Emilia Romagna dove si stanno sempre più implementando , ma anche in Lombardia , a Milano, si comincia a procedere.
Si tratta di una struttura pubblica dove i cittadini possono rivolgersi durante tutta la giornata e trovare risposte adeguate, con competenza, ai bisogni di salute e di assistenza senza ricorrere ai pronto soccorso ed evitare così intasamenti, file interminabili e disagi per i famigliari.
La Casa della Salute integra in una struttura servizi di assistenza che, tramite la collaborazione di personale competente, sono in grado di offrire risposte ai cittadini nell’arco di tutta la giornata .
Ci lavorano medici di Medicina Generale, Pediatri, Specialisti , Ostetrica, Infermieri in grado di intervenire e costruendo una vera e propria anagrafe sanitaria per ogni cittadino che vi si rivolge.
Vengono integrati ed estesi gli ambulatori , compresi quelli per la prevenzione, si organizzano al meglio i Servizi Amministrativi e di Assistenza Sociale.
Il rapporto di collaborazione tra tutte le professionalità che sono presenti nella Casa della Salute consente di offrire al cittadino un servizio socio-sanitario di qualità che risponde alle esigenze che oggi sono difficili da colmare.
Sui siti web della Regione Emilia Romagna, si possono trovare le esperienze delle Case della Salute con il dettaglio dei servizi che offrono.
Come già detto il lavoro per realizzare questo progetto è notevole, quello che incoraggia è che non dobbiamo inventarci nulla, ma possiamo rapportarci con le esperienze già esistenti, quello che riteniamo irrinunciabile o comunque da non sottovalutare è il rapporto con i cittadini, è indispensabile per la comprensione, per l’importanza del progetto e per la sua realizzazione, per la partecipazione in tutte le fasi del percorso quelle decisionali e quelle di fattibilità.
Ed è anche per questo che va affrontato e risolto il problema dei luoghi di partecipazione a Paderno Dugnano, abbiamo già detto a novembre 2019, una città di oltre 46mila abitanti non può considerarsi democratica se sul territorio molto esteso è disponibile una sola sala pubblica dove poter  organizzare momenti di partecipazione promossi da partiti e o da Associazioni.
Rendere disponibili le sedi degli ex comitati di quartiere non costa praticamente nulla, se non lo si fa ci autorizza a pensare male sull’idea di partecipazione che anche questa giunta professa.

lunedì 27 gennaio 2020

27 gennaio 2020 - GIORNO DELLA MEMORIA







27 gennaio 2020 - GIORNO DELLA MEMORIA


Per non dimenticare gli orrori del secolo scorso e, per lavorare insieme, affinché certi crimini compiuti dalla specie umana, non si ripetano mai più.
Ai nostri posti ci troverete.
#antifa #27gennaio #Memoria #GiornodellaMemoria

Scritta antisemita sulla porta di casa di una partigiana





Dal Manifesto del 24 gennaio 2020


Di Maurizio Pagliassotti
La «casa di un ebreo» che non è tale, ha una piccola cucina in cui dalla stufa a legna proviene un lieve tepore. Soffitto a cassettoni tenuto in piedi da un trave di quercia secolare, muri spessi e un grosso tavolo intorno al quale si è seduta la storia.
Si entra attraverso una piccola porta, si gira a sinistra ed è come fare un passo in un sacrario: «su quelle due poltrone di pelle, ormai consumata, mamma si sedeva con Primo Levi».
SONO LE PAROLE di Aldo Rolfi, figlio della staffetta partigiana e deportata politica Lidia Rolfi. Undici mesi di lager, venduta da una compaesano mentre portava rifornimenti ai partigiani della XI divisione Garibaldi, XV brigata Saluzzo. Sulla porta di casa ieri mattina una anonima mano ha tracciato con una bomboletta spray nera una stella di David sovrastata dalla scritta «Juden hier», locuzione che rimanda direttamente al 9 e 10 novembre, quando nella Germania Nazista si scatenò la Reichkristallnacht.
«PRIMO LEVI telefonava a mamma e le chiedeva se poteva venire a respirare l’aria del campo», scandisce il figlio Aldo mentre il piccolo Ludo, un cane pastore australiano da poco adottato, pietisce carezze saltando intorno al tavolo. «Sedevano lì, dove siete voi, e parlavano per ore».
Mondovì: piccola cittadina che gronda benessere, ieri è finita nel ciclone del tempo. Una via centrale ricca, portici in cui si susseguono boutiques e oreficerie, la parte alta del paese raggiungibile con una spettacolare teleferica: tutto scaraventato dentro una oscura storia di antisemitismo che si mischia ad ignoranza e intolleranza.
EPISODI DEL PASSATO che anticipavano l’esplosione? Un paio di svastiche poco distante dal monumento ai caduti: minimo sindacale di questi tempi. Poi il tran tran di queste colline spettacolari ai piedi del Monviso viene bruscamente interrotto da un articolo scritto da Aldo Rolfi, figlio della partigiana deportata Lidia, morta nel 1996 dopo una vita spesa a diffondere fieramente la voce dell’inferno: mezza pagina pubblicata su un giornale locale, in cui vengono ripresi passi della madre che intrecciano con la lugubre attualità politica.
PAROLE NETTE che hanno fatto inferocire qualcuno, offeso da quei ricordi, dalle parole della deportata e staffetta, parole che resistono e diventano sempre più insopportabili. Tanto basta per armare una mano che nella notte tra giovedì e venerdì entra nella piccola via buia e si accosta ad una piccola porta da cui sono passati i giganti della storia.
«ME L’ASPETTAVO, quella scritta. Non è stata una sorpresa: sono tempi così, in cui l’odio viene sparato come formazione permanente dalle televisioni e non solo. Persino la scuola non riesce a resistere a questa spinta», commenta Aldo Rolfi.
Che prosegue: «In fondo siamo di fronte al compimento di quanto scrisse mia mamma nel 1996, in uno dei suoi ultimi articoli riflessione. Diceva: “La violenza non è morta l’otto maggio del 1945, non è morta all’apertura del lager, la violenza continua. E molto spesso certi tipi di violenza, vedi quello che sta avvenendo oggi in Europa e nel mondo, è molto vicina a quella violenza ideologica e fisica del lager. Quindi vuol dire che certe situazione, anche se diverse, possono comunque ripetersi. E allora è bene che la gente sappia come difendersi o ne sappia capire le prime avvisaglie”».
Parole che oggi, dopo quasi trent’anni, sono finite al centro dell’eco mondiale in prossimità dell’anniversario della liberazione di Auschwitz da parte dell’Armata Rossa nel 1945. Nei bar dove le televisioni al mattino picchiano come fabbri sui tasti della paura e dell’odio, ci si domanda chi possa essere stato: «Una ragazzata, che però è scappata di mano». Nessuno crede che a Mondovì possa esistere un vero rigurgito nazi fascista, ma molti rimandano, come una ridondanza, al clima che si respira ovunque, sopratutto in virtù delle elezioni regionali di domenica prossima. La scritta viene coperta dai carabinieri nel pomeriggio da un grosso cartone marrone che fa pendant con il colore della porta: Juden Hier e la stella di David finiscono sotto una patina di pudore perché la sera, questa la spiegazione ufficiale, è prevista una fiaccolata di solidarietà. «Io l’avrei lasciata», dice Aldo Rolfi
Ma accanto al cartone marrone che paradossalmente fa spiccare ancor più la portata del gesto, qualche mano lascia altre scritte, vergate su post it gialli: «anche io sono ebrea», seguiti dalla firma. Aldo Rolfi li raccoglie e li porta in cucina, poco distante dal tavolo dove i partigiani cantavano canzoni negli del dopo guerra.

venerdì 24 gennaio 2020

LETTERA APERTA ALLE ORGANIZZAZIONI CULTURALI E POLITICHE DI PADERNO DUGNANO

Cari tutti

c’è stato un tempo in cui le bandiere della pace sventolavano dai balconi del nostro comune. Era il tempo in cui molti speravano di impedire la guerra in Iraq. Poi quelle bandiere si sono scolorite, sporcate, strappate e, una dopo l’altra, sono sparite. 

C’è stato un tempo in cui molte donne e uomini di ogni età hanno trovato il coraggio di prendere posizione, di esporsi in prima persona, di compiere chiare mobilitazioni di pace. Poi è venuto il tempo amaro del dolore, della rabbia, della frustrazione e, infine, della rassegnazione. 

Da allora l’impegno per la pace nel mondo è stato progressivamente rimosso sia dalla politica che dall’informazione. E persino dall’agenda di tanti partiti, gruppi e organizzazioni. Succede così che preoccuparsi di quello che succede in Afghanistan e in Palestina, in Yemen e in Iran, in Siria e in Libia, in Iraq e in Rojava (Kurdistan), ed in altri luoghi del mondo, preoccuparsi dei morti per fame e per indifferenza, di quelli che finiscono i loro giorni attraversando deserti o nel Mar Mediterraneo è tornato ad essere un affare di pochi. 

Ecco perché bisogna ritirar fuori le bandiere della pace. Per dare un colpo allo scetticismo e alla rassegnazione che hanno cementificato molte coscienze. 

Non sarà facile convincere oggi gli italiani a ritirar fuori le bandiere della pace. Servirà un grande sforzo. Eppure dobbiamo provarci, tutti insieme. Mettendo a frutto le risorse e le competenze di cui siamo ricchi. Dietro a questa sfida c’è un progetto tanto ambizioso quanto irrinunciabile: realizzare finalmente l’Italia che i nostri padri hanno immaginato e dipinto nella Costituzione. L’Italia che ripudia la guerra, che lotta contro la povertà, taglia le spese militari, investe sull’educazione, rispetta i diritti umani e si prende cura della Terra in cui viviamo. Il problema non è stabilire se ce la faremo ma quello che decideremo di fare. Insieme. 

Il prossimo 25 gennaio è stata promossa una giornata di mobilitazione internazionale, indetta dal movimento pacifista USA, contro la guerra di Trump all’Iran per riaffermare il rifiuto alle guerre, per ribadire la vocazione di pace e la solidarietà con le popolazioni in lotta per i propri diritti e le comunità vittime di guerre, violenze, ingiustizie, repressioni, occupazioni. 

La giornata di mobilitazione in Italia è promossa da molte realtà associative, sindacali e studentesche, comitati e gruppi locali con iniziative diffuse sui territori. Inoltre c’è l’indicazione di esporre la bandiera della pace nelle sedi, nelle scuole, nei luoghi di lavoro, nelle abitazioni. 

A livello locale, speriamo fortemente che tutti organizzino azioni di pace (noi volantineremo al mercato di Palazzolo M. venerdì 24 gennaio). 

Con questa lettera non vogliamo, adesso, fissare ne sedi ne date di riunioni, ma avere risposte da tutti dell’importanza di questo problema, sul fatto che occorra umilmente rimettersi al lavoro, creare un coordinamento sul territorio, creare iniziative, creare coscienza trovando occasioni e idee unitarie. 

Rimanendo in attesa delle vostre risposte vi salutiamo cordialmente. 

 SINISTRA ALTERNATIVA