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domenica 21 ottobre 2018

LOMBARDIA (E NON SOLO) : LE NUOVE TERRE DEI FUOCHI

L’altro ieri l’ennesimo incendio di un deposito di rifiuti (ditta IPB), questa volta nella periferia di Milano (zona Bovisa) e quindi in un’area fortemente urbanizzata. ieri notte incendio presso la RI.ECO. a Novate Milanese.
In questi giorni si sono chiuse le indagini per l’incendio del deposito di rifiuti di Corteolona (PV) avvenuto a gennaio 2018, con diversi arresti.
Che dire ? Riproponiamo quanto scritto dal Presidente di Medicina Democratica Marco Caldiroli.
Da Il Sestante n. 233-234

TERRE DEI FUOCHI OVUNQUE
Gli ultimi mesi sono stati funestati da numerosi incendi presso siti di stoccaggio di rifiuti, dal Lazio alla Lombardia, Veneto e Toscana (complessivamente 250 casi in meno di tre anni). In alcuni casi questi eventi si sono manifestati poco prima di sopralluoghi di verifica o dopo segnalazioni circa la inadeguata gestione degli impianti visibili anche all’esterno (montagne di rifiuti miscelati tra loro in dispregio delle autorizzazioni e del buon senso).
Non è inutile ricordare che il crimine Eureco (Paderno Dugnano) che costò la vita a quattro lavoratori il 4.11.2010 ebbe la sua origine e causa nella gestione impropria di rifiuti non autorizzati.
Scartata l’improbabile autocombustione occorre solo individuare a quale “fattore umano” addebitare gli incendi, da problemi di saturazione degli impianti (la Cina ha interrotto l’importazione di diverse tipologie di rifiuti europei) a irregolarità gestionali da nascondere, ad attività “industriali” già nate con l’intenzione di sfruttare l’onda e poi eclissarsi come nelle peggiori cronache del passato.
Eppure tutto questo può essere agevolmente, almeno in parte, evitato al momento del rilascio delle autorizzazioni.
Quando una azienda presenta una richiesta autorizzativa in cui compare praticamente tutta o gran parte della gamma dei rifiuti presenti del codice europeo dei rifiuti (stiamo parlando di circa 950 tipologie di rifiuti ivi caratterizzate) e, nel contempo, ha dimensioni ridotte e poco personale come si può pensare che sarà in grado di gestire adeguatamente i rifiuti ?
Con tante tipologie di rifiuti da porre in spazi limitati e con poco personale sarà difficile se non impossibile garantire che ogni tipologia di rifiuto abbia una sua separata collocazione, rintracciabile in ogni momento, che non si verifichino miscelazioni tra rifiuti diversi, che venga evitato di mettere assieme rifiuti chimicamente incompatibili (reattivi) tra loro.
Eppure di fronte a queste ovvie osservazioni gli enti preposti fanno spallucce e, creativamente, inventano autorizzazioni in cui i rifiuti “ruotano” alternativamente gli uni con gli altri sullo stesso metro quadro o sulla stessa scaffalatura. Si pongono limiti quantitativi che non vengono rispettati grazie alla infrequenza dei controlli (che, in questo caso, per le normative vigenti devono anche essere preannunciati ai titolari) e ci si muove (quando ci si muove) lentamente anche di fronte a segnalazioni dei cittadini.
Nel caso di Eureco la Città Metropolitana di Milano (ex Provincia di Milano) ha autorizzato un nuovo gestore per riattivare gli impianti quando sono ancora pericolanti gli edifici e per attività quasi identiche come se nulla fosse successo (al momento, grazie anche a Medicina Democratica, questa prospettiva è stata fermata da una sentenza del TAR).
Da Il SESTANTE – 235-236
IL MINISTERO DELL’AMBIENTE CERCA DI METTERE UNA PEZZA SUGLI INCENDI NEI DEPOSITI DEI RIFIUTI MA NON DEMORDE SUL CSS “BENEDICENDO” IL CAR FLUFF
Con circolare 15.03.2018 il Ministero dell’Ambiente ha battuto un colpo sui ripetuti e strani incendi che colpiscono le imprese di deposito rifiuti speciali in tutta Italia come ricordato sul Sestante del numero precedente. Avevamo individuato, tra i fattori che favoriscono tale situazione la “elasticità” con cui vengono scritte le prescrizioni autorizzative, tali da favorire ammassi di rifiuti fuori misura, miscelazioni, nessuna correlazione tra quantità massime di stoccaggio e presidi (umani e tecnici).
La circolare ministeriale evidenzia, infatti, “l’importanza della individuazione puntuale del contesto autorizzativo ed operativo di tali attività, ad utilizzo dei gestori, delle autorità competenti al rilascio degli atti autorizzativi e delle autorità preposte ai controlli”.
In soldoni, le indicazioni contenute nella circolare sono a livello di “buon senso”, lo stesso che andrebbe utilizzato da sempre – unitamente alla rigoroso attuazione delle prescrizioni normative – quando si autorizza un impianto e quando si effettuano i controlli. Infatti si parla di compartimentare le aree di stoccaggio, depositare i rifiuti per tipologie omogenee, ventilare gli ambienti, ridurre i cumuli, formare il personale e dotarlo di attrezzature idonee per interventi in caso di emergenza, impianti antincendio decenti e funzionanti, rispettare i termini temporali degli stoccaggi anziché, in pratica, abbandonare i rifiuti creando discariche a cielo aperto, niente trucchi con cambio del CER con cui si identificano i rifiuti, dall’entrata, al deposito, all’uscita, non localizzare gli impianti in aree inidonee (aree esondabili, residenziali, con adeguata rete viaria, gestire i rifiuti senza determinare emissioni diffuse ecc.. Si arriva anche a indicare esplicitamente che necessita disporre di una struttura “in cui sono situati i servizi igienici del personale” (!) come se tale condizione non sia indispensabile e già prescritta dalla normativa sull’igiene e sulla sicurezza sul lavoro.
La necessità che il Ministero debba soffermarsi a descrivere aspetti elementari ci dà lo stato di estrema “libertà” che il settore soffre e la mancata considerazione di tali aspetti a partire dagli enti che rilasciano le autorizzazioni e sono deputati al controllo. Vedremo se tali raccomandazioni sortiranno qualche effetto (a partire dalla revisione delle autorizzazioni in essere).
Quello che invece sortirà di sicuro un effetto (negativo) è la successiva circolare (27.03.2018) dedicata a confermare l’utilizzo a “go-go” di car fluff (le parti plastiche indifferenziate – per lo più leggere – tolte dalle auto avviate a demolizione) per la produzione di Combustibile Solido Secondario “non più rifiuto” (DM 22 del 14.02.2013) in particolare per il coincenerimento presso cementifici, peculiarità italiana che nessuno ci invidia in Europa.
Particolarmente odiosa risulta essere una delle motivazioni addotte dal Ministero per tale “benedizione”: l’annotazione che, a fronte dell’obbiettivo europeo (dal 2015) del riuso e recupero complessivo del 95 % in peso dei veicoli fuori uso, l’Italia (2015) è lontana da tale soglia (84,7 %). Sarebbe quindi utile la “scorciatoia” del coincenerimento (considerato come recupero energetico) per raggiungere – contabilmente – il rispetto dell’obiettivo … a scapito ovviamente degli impatti ambientali connessi sia alla produzione del car fluff che della sua combustione considerando in particolare la presenza di metalli, coloranti, vernici, sostanze ignifughe nella produzione di materie plastiche nel settore automobilistico).
Marco Caldiroli

venerdì 19 ottobre 2018

CONVEGNO NAZIONALE LUIGI MARA E MEDICINA DEMOCRATICA : LA STAGIONE DEL MODELLO OPERAIO DI LOTTA ALLE NOCIVITA’


Sabato 20 ottobre 2018 – ore 9.00 – 18.00

Aula Magna dell’Università degli Studi di Milano – Via Festa del Perdono, 7- 20122 Milano





Il Convegno, centrato sull’opera e il pensiero di Luigi Mara, ha come obiettivi:


• Una riflessione storica sulla figura di Luigi Mara e sull’esperienza di Medicina Democratica, in continuità con i temi della prevenzione e della salvaguardia della salute a partire dall’ambiente di fabbrica, contro ogni monetizzazione del rischio per la salute e l’ambiente: le lotte contro le nocività chimiche a Massa Carrara e Porto Marghera, la lotta contro l’amianto.
• La correlazione dell’esperienza milanese, basata sulla competenza tecnica, con altre forme
di mobilitazione collettiva in Italia per la sicurezza sul lavoro come quelle impostate da
Ivar Oddone, Gastone Marri e Giovanni Berlinguer.
• L’attualizzazione della lotta per la salute, dal movimento operaio e studentesco agli
scenari attuali di precarietà e sfruttamento del lavoro e delle minoranze, in Italia e nel mondo (logistica, agroalimentare, cantieristica): aspetti economici, sociali e giuridici.
Sabato 20 Ottobre 2018
8.30 Registrazione Partecipanti
9.00 Introduzione e Saluti: Marco Caldiroli, Laura Mara
9.20 – 11.00 I Sessione “Il modello operaio”- Moderatore: Marino Ruzzenenti
9.20 Giuseppe Marazzini – Luigi Mara e il Consiglio di fabbrica della Montedison di Castellanza
9.40 Angelo Cova – La metodologia di valutazione soggettiva dei rischi messo a punto dal Gruppo Prevenzione e Igiene Ambientale di Castellanza
10.00 Marcello Palagi – l’Assemblea Permanente di Massa Carrara
10.20 Michele Michelino – Comitato per la Difesa della Salute nei Luoghi di Lavoro e nel Territorio di Sesto San Giovanni La Lotta Degli Esposti All’amianto In Italia
10.40 Emilio Pampaluna – Dalla fabbrica all’ambiente: storie e lotte dell’Associazione Italiana Esposti Amianto (AIEA)
11.20 – 13.00 II Sessione “Salute e Lavoro” – Moderatrice: Maria Luisa Clementi
11.20 Elena Davigo – Salute e lavoro in Italia negli anni’70
11.40 Fulvio Perini – Castellanza e i sindacati confederali: “La partecipazione dei lavoratori nella dispensa Flm contro la nocività, preistoria e attualità”
12.00 Piergiorgio Duca – Giulio Maccacaro e la nascita di Medicina democratica
12.20 Sergio Bologna – Luigi Mara nella redazione della rivista Sapere
PAUSA PRANZO
14.00 – 15.45 III Sessione “Processi e Giustizia” – Moderatrice: Gemma Beretta
14.00 Roberto Carrara – Luigi Mara perito nei processi contro le industrie nocive e inquinanti
14.20 Nicola Mezzina – la verifica del nesso causale nei processi penali riguardanti le neoplasie professionali da esposizione all’amianto; l’approccio del Pubblico Ministero
14.40 Felice Casson – Il ruolo del magistrato nell’interpretazione e applicazione della legge
15.00 Luca Masera – Aspetti positivi e negativi della risposta penale al fenomeno delle malattie professionali
15.20 Franco Carnevale – Le fonti per la storia della salute dei lavoratori nell’Italia repubblicana
16.00 – 17.30 IV Sessione “Scenari lavoro e ambiente” – Moderatore: Vittorio Agnoletto
16.00 Giulio Andrea Tozzi – Il lavoro nella rete portuale
16.20 Paolo Ricci – L’epidemiologia come Giano Bifronte
16.40 Benedetto Terracini – La ricerca epidemiologica nel mutato contesto lavorativo
17.00 Alberto Colombo – Sinistra Ambiente Meda Seveso: esperienza e attualità della lotta antipedemontana
17.20 Discussione
17.30 Compilazione Questionario ECM
18.00 Chiusura Convegno
La Classe Operaia è sempre stata troppo “pensata” da chi ha finito per sorprendersi di
trovarla così vigorosamente, originalmente, lucidamente “pensante” sul finire degli anni ’60.
Oggi si può e si deve puntare su tutte le forme di appropriazione e di autogestione che possano mettere la classe a soggetto di una lotta per la salute che non cessi mai di essere, in quanto tale, una lotta contro il sistema”
Giulio A. Maccacaro, Classe e salute, 1973
Relatori e Moderatori
Vittorio Agnoletto – Milano
Gemma Beretta – Seveso
Sergio Bologna – Trieste
Francesco Carnevale – Firenze
Roberto Carrara – Bergamo
Felice Casson – Venezia
Maria Luisa Clementi – Castellanza
Alberto Colombo – Meda
Angelo Cova – Castellanza
Elena Davigo – Bologna
Piergiorgio Duca – Milano
Luca Mario Masera – Brescia
Giuseppe Marazzini – Castellanza
Luciano Mazzolin – Venezia
Nicola Mezzina – Milano
Michele Michelino – Sesto San Giovanni
Marcello Palagi – Massa Carrara
Emilio Pampaluna – Turbigo
Fulvio Perini – Torino
Paolo Ricci – Piacenza
Marino Ruzzenenti – Brescia
Benedetto Terracini – Torino
Giulio Andrea Tozzi – Genova
Comitato Tecnico Scientifico
Fulvio Aurora, Antonio Muscolino, Stefano Debbia, Maurizio Loschi, Enzo Ferrara, Laura Valsecchi, Pierpaolo Poggio, Elisabeth Cosandey,Laura Mara, Carla Cavagna, Marco Caldiroli–Presidente Medicina Democratica
In collaborazione con:
Università Degli Studi di Milano
Fondazione Luigi Micheletti – Brescia
Epidemiologia & Prevenzione – Castellanza
Circolo Legambiente Seveso “Laura Conti”
Centro Studi Sereno Regis – Torino




martedì 16 ottobre 2018

Documento approvato alla Direzione Nazionale del PRC-SE del 13/10/2018

Pubblicato il 15 ott 2018







La direzione nazionale chiama il partito ad un impegno straordinario di mobilitazione contro le politiche portate avanti dal governo recuperando il nesso tra il piano della battaglia democratica, antifascista, antirazzista e il piano della lotta per i diritti sociali e del lavoro. In assenza di una politica che ponga al centro le domande di giustizia sociale e i bisogni dei settori maggiormente colpiti dal liberismo economico, crescono spauracchi, chiusure, xenofobie, frustrazioni securitarie, trova alimento la politica della paura. Una politica, funzionale ai poteri e agli interessi dominanti, utile a distogliere il dibattito pubblico dall’urgenza di un cambiamento sociale radicale o ad alimentarne un simulacro di destra. Basti pensare all’allarmismo e alle politiche brutali, fascistoidi in tema di migranti. Bisogna infrangere gli specchietti per le allodole. Per farlo occorre ritrovare la capacità di parlare ai ceti popolari impoveriti, di esserci sul terreno materiale delle condizioni di esistenza. La manovra economica in corso di definizione e approvazione da parte del governo solo in apparenza risulta in controtendenza con il passato ma ha una capacità inedita di parlare ai ceti popolari. In realtà col taglio della spesa sociale, l’ennesimo mega regalo ai grandi evasori e ai ricchi la manovra è destinata a non ridurre ma ad ampliare la forbice delle disuguaglianze e a peggiorare la condizione sociale in un Paese in cui il 20% più ricco ha 740 volte la ricchezza del 20% più povero. Anche in occasione del dibattito sulla manovra emerge che l’attuale opposizione parlamentare – rappresentata da forze che hanno l’indubbia responsabilità del peggioramento delle condizioni di vita dei settori popolari – costituisce il miglior alleato del governo. Occorre adoperarsi per costruire la più ampia mobilitazione contro le politiche di austerità vecchie e nuove, con una critica da sinistra al governo.  A tal fine la direzione si impegna a predisporre una campagna sociale e di controinformazione da condurre su scala nazionale nei luoghi di lavoro, nelle piazze, nei quartieri in cui mettere al centro l’abrogazione della Legge Fornero, il reddito minimo ai disoccupati, la tassazione alle grandi ricchezze, la lotta alle disuguaglianze. Impegna altresì il partito a partecipare a tutti i momenti di mobilitazione promossi da forze sociali, sindacali, di movimento.
La direzione nazionale  del Prc-Se unitamente alla costruzione dell’opposizione sociale  ribadisce il proprio impegno per la ricostruzione di un campo di forze antiliberiste, anticapitaliste, antagoniste, di sinistra, ambientaliste. Lo abbiamo fatto in Potere al Popolo che è apparso in questi mesi uno dei punti di riattivazione di energie e di protagonismo. Lo abbiamo fatto con l’idea di mantenere l’impegno originario di apertura, di sviluppare un modello inclusivo, partecipativo, democratico, plurale contro ipotesi autoreferenziali, di chiusura, di poter bastare a se stessi e trasformare quello che doveva essere un movimento politico sociale unitario in un partito. Ex Opg, Eurostop e altri hanno perseguito l’archiviazione di fatto del manifesto fondativo di Potere al popolo imponendo un’assurda consultazione su due statuti contrapposti, del tutto priva di garanzie democratiche e di confronto paritario, a cominciare dalla censura operata nei confronti dei materiali di presentazione dello “Statuto per tutte e tutti”. Di fronte a violazioni palesi delle più elementari regole di correttezza, la nostra delegazione nel coordinamento nazionale – unitamente a compagne/i indipendenti – ha chiesto di sospendere e rinviare le votazioni on line e di indire una riunione per chiarire la situazione. Al rifiuto è seguita la dolorosa decisione di ritirare la proposta di statuto e l’invito a non partecipare al voto. Anche in questo caso la risposta è stata all’insegna della prepotenza lasciando sulla piattaforma in votazione una proposta ritirata dai proponenti. Il risultato è stato una sonora bocciatura di queste forzature: ha votato solo una minoranza degli aventi diritto al voto (4041 su 9.091) e solo poco più di un terzo a favore dello statuto n. 1 (3.332). Neanche questi dati inequivocabili hanno spinto al riconoscimento di un deficit di democrazia e consenso. Senza nemmeno consultare il coordinamento si è proceduto immediatamente a dichiarare approvato lo statuto.
In qualità di soggetto cofondatore di Potere al popolo! che ha sempre proposto la democratizzazione del percorso attraverso la partecipazione diretta, non riconosciamo la legittimità di tale statuto che non riteniamo essere stato approvato dalle/dagli aderenti di Potere al popolo!
La DN del PRC, nel prendere atto delle palesi irregolarità compiute dalla maggioranza del coordinamento provvisorio di Pap in sede di votazione dello Statuto, non riconosce l’esito di questa consultazione falsata. Tali forzature antidemocratiche se non azzerate, rappresentano una palese violazione dello spirito con cui è nato il progetto di Potere al Popolo. Riteniamo pertanto necessario aprire una fase di forte dialettizzazione politica.
Non viene meno il nostro impegno a costruire in Italia uno schieramento di sinistra e popolare alternativo a tutti i poli esistenti di cui ogni giorno di più emerge l’urgenza.
Ribadiamo la nostra indisponibilità per riproposizioni del vecchio centrosinistra liberista e la necessità di una proposta politica di rottura con le politiche e le classi dirigenti degli ultimi 25 anni.
È doveroso e indispensabile che le soggettività politiche, sociali e civiche che in questi anni hanno resistito e difeso diritti e beni comuni lavorino per costruire un’alternativa a questo governo e a un’opposizione delegittimata.
Per questo insistiamo sulla costruzione di un progetto che parli a milioni di persone e che sul piano europeo si collochi in alternativa tanto a nazionalisti e razzisti quanto ai trattati UE e alla governance neoliberista.
Il Partito della Rifondazione Comunista è uno strumento al servizio della lotta per la trasformazione della società e la difesa delle condizioni di vita delle classi lavoratrici.
Respingiamo ogni caricatura volta a presentare la nostra esistenza come ostacolo alla costruzione di soggettività di sinistra più forti. Le esperienze europee dimostrano il contrario, come per esempio nel caso di Unidos Podemos. Sono semmai il settarismo da un lato e l’opportunismo dall’altro che in questi anni hanno impedito un’auspicabile ricomposizione di un’area politico-sociale-culturale frammentata e lo sviluppo di un discorso politico nuovo e egemone. Ribadiamo l’impegno alla costruzione del partito come fatto materiale, a rafforzare il nostro tessuto militante, il senso di appartenenza, l’impegno all’autofinanziamento, la presenza politica, le pratiche sociali. Va in tale direzione la convocazione dell’assemblea nazionale delle compagne e dei compagni del partito della rifondazione comunista impegnati sul diritto all’abitare. Che questa possibilità ci sia lo dimostrano alcuni indicatori non di poco conto. Le 50.597 mila sottoscrizioni al 2Xmille a favore di Rifondazione Comunista e la riuscita delle molte feste di Rifondazione Comunista. Dati significativi che parlano di una potenzialità, di un possibile salto in avanti che va accompagnato a una maggiore capacità di comunicare e raccontare quello che proponiamo e le cose che facciamo. Su tutto questo e altro ancora siamo impegnati a dare corso alla traccia di lavoro contenuta nel documento uscito dalla discussione di Spoleto sul rilancio del partito. In particolare la direzione nazionale impegna i gruppi dirigenti territoriali alla convocazione dei comitati federali e regionali con all’ordine del giorno la fase politica e il completamento della campagna di tesseramento 2018 contattando e coinvolgendo compagne e compagni vecchi e nuovi.
La Direzione nazionale, su proposta del segretario, convoca il Comitato Politico Nazionale per il 27 e 28 ottobre. 

sabato 13 ottobre 2018

V I G L I A C C H I     F A S C I S T I  !!!!!!!


Nella notte , di nascosto, con il solito modo vigliacco di agire, esponenti di forza nuova di Bulciago hanno esposto uno striscione dove si chiede l'arresto di Egidia Beretta ex sindaco del paese, mamma di Vittorio Arrigoni, militante, giornalista, scrittore attivista che si batteva per la pace in Palestina e per questo motivo è stato rapito ed ucciso barbaramente a Gaza.
Egidia ha dichiarato (in un gesto solidale nei confronti di Mimmo Lucano (sindaco di Riace ,agli arresti domiciliari per avere combinato un matrimonio tra una donna extracomunitaria e un italiano oltre che per altre accuse inesistenti) di aver sposato un " giovane straniero dell'est ed una generosa donna italiana" per compiere un gesto umanitario, sostenendo e rispettando quello che era il pensiero di suo figlio il "Restiamo Umani" un pensiero che Vittorio coerentemente ha seguito pagandone il prezzo più alto.
Noi dichiariamo la nostra vicinanza e la PIENA SOLIDARIETA' ad Egidia METTIAMO FUORILEGGE tutti i gruppi neofascisti come previsto dalla nostra Costituzione. Questa gentaglia sta emergendo e dilagando grazie anche allo sdoganamento e alla vicinanza politica di un ministro degli interni che si chiama Salvini, e di un movimento (5 stelle) che con lui governa questo paese.


              
 R E S T I A M O      U M A N I





lunedì 1 ottobre 2018

BIGENITORIALITA' PERFETTA NON E' UNA REGOLA MATEMATICA.

Il decreto del leghista Pillon  sulla riforma dell'affido condiviso, rimarca una parità perfetta fra genitori, lasciando i figli in disparte al pari di un oggetto da spostare a seconda delle tempistiche e dei fabbisogni dei familiari stessi.
Uguali diritti, due case diverse a cui appartenere, stessa quotidianità tralasciando anche ruoli importanti come quello materno, i figli destinati a perenni spostamenti, senza domandare loro cosa ne pensano, tutto doppio, in nome di un equilibrio meccanico senza nulla di umano. 
Persino il mantenimento diretto previsto dal ddl non prevede le eventuali differenze di reddito fra l'uno e l'altro coniuge, rischiando di far apparire chi ha minor reddito come un genitore debole e in difficoltà.
La legge 54 del 2006 sull'affido condiviso teneva conto di questo, mentre nel ddl scompare tutto,perfino l'abitazione principale, nuove norme previste anche in caso di comproprietà dove il genitore che deciderà di restare potrebbe addirittura pagare un'affitto all'altro.
Equilibrio, parità che saranno solo lo spunto per altre guerre intestine dove a pagare saranno ancora  una volta i figli, mai presi in seria considerazione nel decreto. Figli oggetto e non soggetto.
Chiara Saraceno nel suo ultimo articolo cita tutto questo:" a leggere bene il disegno di legge, e piu' ancora l'interpretazione autentica che ne ha dato il suo primo firmatario (con il sostegno entusiastico di molte associazioni di padri separati)l'obiettivo principale sembra non piu' il rafforzamento del diritto dei figli ad avere rapporti con entrambi i genitori che sono corresponsabili del loro benessere, bensi' il rafforzamento dei diritti dei padri a prescindere, indipendentemente dai bisogni e dal benessere dei figli nella loro concreta specificità. Diritti non solo ad avere tempi uguali ma soprattutto a non pagare l'assegno di mantenimento per i figli e a non rinunciare alla casa (ex)coniugale."
Vi è anche l'obbligo della frequentazione con tutta la famiglia dei genitori, dalle nonne ,agli zii e ai cugini, cosi' dopo giornate caotiche ricche di spostamenti, studio,allenamenti ed altri impegni bisognerà trovare il tempo e il modo di coltivare anche rapporti con altri soggetti della famiglia d'origine.
Il risultato saranno figli oggetto senza idee, senza affetti,senza diritto di parola assieme a tanta sofferenz per un vissuto di separazione ancor piu' appesantito da un tempo che deve essereper forza dosto in parità.


giovedì 27 settembre 2018

VENTOTTO SETTEMBRE GIORNATA PER L'ABORTO SICURO

Come PRC circolo A. Casaletti di Paderno Dugnano(Mi) abbiamo sottoscritto questo appello della Casa delle Donne di Terni  in occasione della giornata mondiale dell'aborto sicuro che svolgerà domani 28 settembre 2018


Vi chiediamo appoggio a questo appello che è stato prodotto alla fine
di una folta Assemblea presso la Casa delle Donne di Terni il 17
Settembre, dove erano presenti operatori/trici del Servizio Sanitario
regionale e molte donne e uomini intertessat* al tema.
Ci è sembrata grave la situazione Umbra rispetto alla scarsa
diffusione delle tecniche più moderne di IVG : l'aborto medico e la
scrsa attenzione alla gratuità della Contraccezione , come avviene in
altre Regioni .
Infatti è assente nelle Az. Ospedaliere di Pg e Tr ( e quindi non si
impara all'università!) e in tutti gli Ospedali della Provincia di Pg.
Se siete d'accordo potete rispondermi a questo post ed aggiungerò la
vs firma o quella della vs Associazione
Sarà inviata a tutti i giornali umbri oltre che alla Presidente e alla
Giunta Regionale in occasione della
Giornata Internazionale per l'Aborto Sicuro ( 28 Settembre)
Vi aspettiamo!


" Gentile Presidente Catiuscia Marini,
In occasione della Giornata Mondiale per l’aborto sicuro (28
settembre) Le chiediamo attenzione per risolvere le gravi problematiche presenti da tempo anche nella nostra Regione in campodella Salute Sessuale e Riproduttiva.

Purtroppo dobbiamo registrare che l'Umbria e' ai primi posti in Italia per i tempi di attesa per l’aborto chirurgico ( 24,3% come in Calabria aspetta più di 3 settimane) e agli ultimi posti con il 5% per l’uso del vero aborto sicuro, quello che in tutta Europa e non solo
(Tunisia, Marocco...) utilizzano più di metà delle donne che si trovano a doverlo scegliere : l’aborto medico.

Sappiamo che in Umbria da 8 anni è pronto il Protocollo approntato da
specifica commissione scientifica per l’uso della RU486 ma non e mai
stato oggetto di discussione in consiglio regionale e pertanto e'
inapplicato. Le donne dell’Umbria ora possono servirsi solo dei 2 Ospedali di Orvieto e Narni, in provincia di Terni, che usano con buoni risultati il protocollo nazionale mentre in tutta la Provincia di Pg si attende da 8 anni il protocollo dell'Umbria. Quindi la
maggioranza delle donne non può scegliere di usare le pratiche meno
invasive e pericolose per la loro fertilità futura e i medici specializzandi non imparano queste tecniche.
Chiediamo quindi che il Consiglio Regionale finalmente permetta di
estendere a tutti gli ospedali dell'Umbria tali pratiche più moderne e
non chirurgiche, ormai molto sperimentate.
Sia l’Emilia Romagna che la Toscana hanno da anni approvato l'utilizzo
della Ru486 in modo ambulatoriale visto che è ormai provato come sia
priva di rischi e da circa 30 anni in uso nel resto d' Europa.
In Svezia, in Francia, in Belgio si può farne uso a domicilio avendo l’Ospedale come riferimento solo in caso di problemi.
Riteniamo importante mettere l’Umbria al passo con l’Europa e con le Regioni più avanzate, cosi come rafforzare tutte le azioni di informazione e di fornitura gratuita di contraccettivi per una sessualità libera e sicura come previsto dalla legge 194. Sarebbe
dunque fondamentale implementare i Servizi Consultoriali e di prevenzione per garantire la salute della donna in tutte le fasi della vita.
Siamo un un periodo in cui in Italia insieme ai rigurgiti fascisti si cerca di mettere in discussione la libertà di scelta delle donne.
Facciamo si che l' Umbria, per il rinnovato impegno di una donna al
governo della Regione, dia un segnale di coraggio e di tutela della
libertà e della salute femminile.
Puglia , Emilia Romagna , Piemonte ed ora anche la Lombardia hanno reso
gratuita la Contraccezione. Non si potrebbe fare una scelta simile
anche in questa Umbria dove la carenza di lavoro colpisce per primi i
redditi femminili?
Aspettiamo una risposta con atti di governo attenti ed efficaci. Non è
un problema di spesa sanitaria ma di scelte culturali, politiche e scientifiche adeguate ai bisogni reali e all'evoluzione scientifica.
Certamente torneremo a parlarne anche dopo questa giornata
internazionale che vede anche al Parlamento Nazionale nuove proposte
per la Contraccezione Gratuita e per l’allargamento dei tempi e dei
modi di uso di RU486 oltre le 7 settimane come nel resto d’Europa.

Siamo sicur* che questo appello pubblico non potrà lasciarla
indifferente ed aspettiamo una pronta ed efficace risposta con atti di
governo.

◦ FIRMATO
Alcune Associazioni e/o cittadine che vivono, lavorano o semplicemente
amano questa Regione :

◦ La Casa delle donne di Terni
CGIL Umbria
RAV ( Reteantiviolenza)
◦ AGITE Umbria
Marina Toschi ( vice presidente AGITE- Ass. Ginecologi Territoriali)

PRC A.Casaletti Paderno D. (Mi)

IL CSP DI PADERNO PIU' ASSEMBLEE DEMOCRATICHE E PIU' PROPOSTE





VIVONO TRA NOI.
PER UN DIBATTITO COERENTE SU BULLISMO E VANDALISMO.
"E' il più recente atto di guerra contro i migranti che sono i mostri del momento". Così Gino Strada, in un'intervista a 'Radio Capital', commenta il decreto Sicurezza targato Salvini varato ieri all'unanimità dal Consiglio dei ministri. "Non è il primo atto di guerra, sia chiaro", sottolinea il fondatore di 'Emergency', sostenendo che "la guerra è stata iniziata dalla politica".
In un altro scenario, commentando la vicenda del divieto di accesso alla mensa per i bambini di Lodi, figli di famiglie del sud del mondo, Lavi Lavinia una mamma Rumena delle nostre zone, ha centrato il punto della questione bullismo nelle scuole:
"Viste le iniziative del Comune di Lodi, pensa alla nuova generazione!quanta ignoranza e malvagità !razzismo ,bullismo e stupidità!l Italia avrà il futuro che lo crea ..."
Non é finita.
Sessanta bambini tra i tre e i cinque anni, la maggior parte figli di operai che lavorano per la Fincantieri a Monfalcone, a settembre non sono potuti entrare in aula con i loro compagni.
Una scelta che secondo il Miur (che su questa vicenda colpevolmente non intende intervenire) non sarebbe stata firmata dall'Ufficio scolastico regionale e provinciale che, anzi, a fronte delle lista d’attesa avrebbe inviato quattro insegnanti in più per formare due nuove sezioni. Il tutto però è stato inserito in un regolamento modificato all’ultimo momento nella totale inconsapevolezza delle famiglie che si sono viste i figli esclusi, ma nella Costituzione italiana i minori devono essere tutelati al di là della distinzione di sesso, di razza e di religione. di idee della famiglia.
Sia in quest'ultimo che nel caso di Lodi, riteniamo che la Lega abbia creato una discriminante tra bambini italofoni e non, i piccoli nati nel nostro Paese oltretutto parlano la nostra stessa lingua, ma, di fatto, sono cittadini di serie B.
Considerato che in questa storia non risulta risulta che siano stati coinvolti i Consigli d’istituto, i Dirigenti scolastici della città si sono assunti una gravissima responsabilità, creando un precedente significativo; proviamo ad immaginare il paradosso surreale, il ridicolo della situazione in cui
uno di questi presidi dovesse proporre una discussione o un progetto sul bullismo nelle proprie classi.
Come di ce Lavi Lavinia, il problema sta nel tipo di cultura che la società trasmette, non nella questione educativa o nella semplice responsabilità dei genitori.
Infatti la sindaca leghista di Lodi, Casanova, afferma: "Seguiamo le normative vigenti", mentre Il governatore Fontana la sostiene: "Il rispetto della legge vale per tutti". Apparentemente dunque, siamo nella legalità e secondo una certa ottica bisognerebbe limitarsi ad insegnare ai propri figli a seguire acriticamente la legge, o non bene esplicitati concetti come l'autorità e il rispetto, ma senza un' adeguato approfondimento si rischia invece di inculcare, in casi simili, il razzismo e la prepotenza di stato. Il razzismo non c'entra nulla é l'obiezione più probabile al nostro ragionamento, ma chi ha anche solo delle vaghe idee di sociologia e soprattutto ha una qualsiasi esperienza di vita nelle nostre città (figuriamoci un dirigente scolastico) dovrebbe capire perfettamente le conseguenze civili e sociali del creare dei divari tra bambini, discriminarne una parte e alimentare dei ghetti di emarginati.
Sostenere che "il razzismo non c'entra" significa escludere del tutto la possibilià che leggi e regolamenti siano utilizzati a piacimento da chi impone il proprio potere politico, mentre la storia insegna esattamente il contrario.
Pensiamo che sicuramente ci siano dei segnali particolari e allarmanti nel comportamento di una certa fascia di giovani dei nostri paesi, come il fatto che rubino biciclette per amore del conformismo da branco o che devastino gli orti delle scuole, ma anche il fatto, forse peggiore, che, come in un episodio di inizio di quest'estate a Paderno in cui un fiorista ambulante indiano é stato accerchiato, allontanato dalla zona e maltrattato da una comitiva di "bravi ragazzi", se la prendano con persone indifese e innocue. L'essere forti coi deboli e deboli coi forti é, guarda caso, il messaggio che sembra arrivare spesso da qualcuno al momento molto influente. L' idea di diffidenza verso chi é diverso da tempo é una sensazione che rischia di diventare normale per troppe persone.
Il fatto che ci sia nella scuola un'attenzione esplicita nei confronti di questi ragazzi e del loro futuro é un fatto estremamente positivo e un grande passo avanti rispetto ad ambiti in cui si parla o finora si é parlato di poco o del solito tran tran quotidiano.
Per evitare di scadere nella ritualità di queste iniziative ciò che ci serve più che parlare di patti scuola-famiglia é organizzare delle assemblee democratiche pubbliche gestite da comitati di insegnanti e genitori, coinvolgendo le associazioni delle scuole come questa, con ordini del giorno che non tralascino però di analizzare le vere cause della nostra situazione sociale ed arrivino a proposte politiche comuni, esternate a tutta la città.
27 SETTEMBRE 2018
CSP paderno Dugnano.